Riceviamo e pubblichiamo un articolo sul tema del lavoro e della formazione, firmato dal giovane Giovanni Sisto.
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Domenica 24 ottobre, sono di rientro da un fine settimana in compagnia dei miei ragazzi a me affidati e mi capita tra le mani, in attesa di un piccolo pasto caldo, uno dei quotidiani più autorevoli ed in particolare un articolo che intitola a lettere cubitali: "Sarti, cuochi, falegnami quei mestieri introvabili che i giovani snobbano".
Sono incuriosito e con un certo interesse mi lancio a capo fitto nella lettura. Sembra strano, ma man mano che le parole si affastellano, ho l'impressione di "ascoltare" dati, numeri a me non sconosciuti, anzi, per certi versi scontati. Cerco di essere più chiaro.
Faccio un preambolo: sono ormai quasi 20 anni che sono iscritto nell'associazione scout, dove sin dall'età di 10 anni ho imparato ad osservare il mondo che mi circondava. Crescendo, questa abitudine si è trasformata in curiosità, voglia di approfondire, capire più nel dettaglio le singole situazioni (tra le più disparate), provando a dare delle risposte.
Mi ritrovo adesso, ormai da quasi di 5 anni ad operare come ingegnere nella mia cittadina putignanese, caratterizzata da una serie di attività imprenditoriali ed artigianali medio-piccole, falegnami, fabbri, idraulici, panettieri, operai tessili e avevo la sensazione che i compensi per queste categorie fossero decisamente discrete, ma allo stesso tempo riscontravo una penuria di mano d'opera ed in particolare giovanile.
La curiosità mi spingeva allora a chiedere ai singoli artigiani le motivazioni di una tal situazione, ma soprattutto cercando di capire per quale motivo, nonostante le buone prospettive di guadagno, i giovani miei coetanei, risultavano praticamente assenti, introvabili. Probabilmente tutti già occupati?? Ma allora l'elevata disoccupazione?
Le cause di un vuoto di tal genere (confermate dai dati di Confartigianato) sono da imputare a mio avviso a più ragioni: una corsa a tutti i costi al raggiungimento della agognata laurea, nella speranza di poter vedere prima o poi il proprio figlio con un lavoro fisso, stabile; magari anche là dove lo studio non risponde alle inclinazioni personali.
La scuola, a partire dal quella media che probabilmente non riesce a fornire le giuste indicazioni alle famiglie per un orientamento scolastico che tiene veramente in debito conto le inclinazioni del ragazzo, piuttosto che i desideri (seppur legittimi) dei genitori. Un maggior contatto con le realtà imprenditoriali aiuterebbe certamente il ragazzo nella scelta formativa dei successivi anni; i singoli imprenditori che sovraccaricati di mille problemi e dalla necessità di far quadrare i conti, non dedicano parte delle loro energia a trasmettere quel bagaglio di conoscenze, esperienze al giovane che si è appena affacciato al mondo del lavoro.
Voglio essere chiaro, sono convinto che la formazione sia la chiave di lettura per essere competitivi sul mercato, perchè base per innovare, insomma creare prodotti/servizi sempre migliori e di qualità; è altrettanto vero però che ciascuno deve fare la propria parte (famiglia, scuola, istituzioni, mondo imprenditoriale) affinché si possano creare le condizioni per facilitare la collocazione dei giovani nel mondo del lavoro.
Concludo sottolineando che, ben vengano gli studi di Confartigianato-Unioncamere, ma era indispensabile giungere a notizie eclatanti, prima di pensare che forse l'Italia dovrebbe dotarsi di strumenti efficaci per monitorare il mercato del lavoro? Non mi reputo così intelligente (perdonatemi, non sono un esaltato!) da avere percepito da ormai due anni abbondanti che qualcosa non andava per i versi giusti e che nulla si faceva per ovviarne!
A me e a tutti voi che con pazienza avete letto questo mio sfogo, immaginare che sia possibile una società che, pensando al futuro con una buona dose di speranza, possa trovare la chiave di lettura per ritornare ad essere il “buon Paese”.
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Commenti
Cordiali saluti.
Inoltre, un prodotto fatto da un artigiano ha costi e tempi decisamente piu´ alti di quelli di un prodotto derivante dalla grande distribuzione. Puoi quindi capire come, in un periodo di crisi, bisognerebbe guardare anche oltre i confini nazionali per provare a dare una risposta a questo grandissimo problema.
Si potrebbe parlare per giorni di questo problema ma sono daccordo con "inSisto con la demagogia" ... le parole volano via!! E ne sono volate gia´ tante, possono bastare.
Infine, finche´ nel nostro paese avremo politici di maggioranza che si ispirano a Gheddafi (vedi bunga bunga etc.) e politici di minoranza che esplicitamente condannano ma che in realta´ vorrebbero fare le stesse cose, non vedo come si possa cambiare direzione.
Ormai il bel paese esiste soltanto per i turisti che decidono di visitare la nostra nazione per una settimana. Il bel paese non esiste piu´!! Mettete il naso fuori dalla nazione e ve ne accorgerete in pochissimo tempo. Saluti.
Le buone prospettive di guadagno le ha il nostro caro boy scout, che fa l'ingegnere (magari con merito, per carità)...perchè la mia esperienza in certi settori artigianali è quantitativamente corposa (nonostante abbia un grado di istruzione alto -laurea sfiorata ma non conclusa per motivi personali- nonchè un discreto numero di qualifiche professionali) da permettermi di dire la mia con un minimo di cognizione di causa: nel campo dell' artigianato il verbo più usato dalle imprese non è "insegnare" ma "sfruttare"...poi ci merivigliamo se i ragazzi non vogliano fare i sarti, i falegnami, etc.
In ultimo aggiungo un commento polemico e di basso profilo dettato dalla stanchezza di leggere lettere, articoli e commenti demagogici con questo noto cognome in calce.
Indoviniamo per quale motivo una marea di ingegneri putignanesi con curricula molto importanti ora sono "costretti" all' estero o in altre zone d'Italia (o magari fanno gli stagisti a 300 euro per 100 ore lavorative in note aziende putignanesi) o peggio disoccupati mentre il nostro boy scout lavora da ben 5 anni a Putignano ?
Propaganda personale e demagogia: quando la smettete, fateci un fischio !