Sabato 26 Maggio 2012
   
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CONTRO IL ''PORCELLUM'' RACCOLTE 420 FIRME

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Nel corso del week-end appena trascorso sono state 420 le firme raccolte, in Piazza XX Settembre, in favore del referendum contro l’attuale legge elettorale, definita “Porcellum”. L’iniziativa è stata promossa dai compagni dei circoli locali del Partito Democratico, di Sinistra Ecologia e Libertà e dell’Italia dei Valori.

Si ritengono molto soddisfatti i promotori dell’iniziativa per un successo voluto fortemente dalla gente putignanese che si fermava spontaneamente a firmare contro l’attuale legge elettorale, che non consente al cittadino italiano di esprimere il voto di preferenza. Tra i firmatari del week-end, oltre ai vari assessori e consiglieri comunali di maggioranza, spicca il nome del nostro primo cittadino che ha sottoscritto la petizione nella serata di sabato.

Il prossimo appuntamento per firmare contro il Porcellum è fissato per sabato 17 e domenica 18 settembre, dalle ore 9 alle 13 e dalle ore 17 alle 21. Si rammenta che si può firmare tutti i giorni sino al 20 settembre presso l’Ufficio Elettorale del Comune di Putignano, aperto dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13.30 ed il giovedì dalle 16.30 alle 19.00. Possono firmare la petizione referendaria tutti i cittadini regolarmente iscritti preso le liste elettorali del nostro comune.

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OBIETTIVI - Gli obiettivi dei promotori del referendum Andrea Morrone e Arturo Parisi sono tre:

  • raccogliere 500mila firme entro fine settembre 2011
  • far votare il referendum nella primavera del 2012, raggiungere il quorum e far vincere il SI!
  • far votare alle prossime elezioni politiche del 2013 con la precedente legge elettorale, il cosidetto Mattarellum.

QUESITI REFERENDARI - Il primo quesito, individuato dal colore blu, propone l’abrogazione integrale di tutte le disposizioni di modifica della disciplina elettorale per la Camera e per il Senato introdotte dalla legge n. 270 del 2005. In questo modo, il quesito dà forma a una proposta che, nel 2007, era stata avanzata per primo dall’on. Pierluigi Castagnetti, della quale si era discusso in un Seminario organizzato dall’Associazione politico‐culturale “Astrid”, diretta da Franco Bassanini.

Il secondo quesito, individuato dal coloro rosso, è di tipo “parziale”, perché abroga non l’intera “legge Calderoli” ma le singole disposizioni della stessa e, precisamente, le disposizioni che sostituiscono le due leggi approvate il 4 agosto 1993, rispettivamente n. 277 (“Nuove norme per l’elezione della Camera dei deputati”) e n. 276 (Norme per l’elezione del Senato della Repubblica).

I due quesiti, però, non si limitano solamente ad abrogare la disciplina elettorale introdotta con legge n. 270/2005, obiettivo che la Corte costituzionale non accetterebbe: attraverso l’abrogazione della “legge Calderoli”, come legge che sostituisce singole disposizioni della disciplina previgente (il c.d. Mattarellum), si vuole produrre la reviviscenza di quest’ultima.

L’effetto di entrambi i quesiti è eliminare, come detto, la disciplina sostitutiva, con l’effetto di ripristinare quella sostituita. Attraverso la reviviscenza delle norme precedenti, dopo l’esito positivo dei referendum per i collegi uninominali, si permetterà alle due Camere di essere elette attraverso le regole introdotte nel 1993 dal c.d. Mattarellum.

Con questa legge l’Italia ha conosciuto, per la prima volta nella sua storia politica, l’alternanza degli schieramenti di governo nel 1996 e nel 2001. Il “Mattarellum”, attraverso i collegi uninominali, ha permesso all’elettore di scegliere direttamente il candidato del proprio territorio, rendendo effettivo il diritto di voto che la lista bloccata invece svilisce, costringendo l’elettore a ratificare scelte fatte da pochi, trasformando il Parlamento in un consesso di nominati e non di eletti. Pur prevedendo una quota di seggi attribuiti con metodo proporzionale, assicurando così una legittima rappresentanza anche alle forze politiche più piccole, la “legge Mattarella” conteneva una soglia di sbarramento implicita del 4%, e non quella ben più piccola, causa di frammentazione e divisione, pari all’1 o al 2% previste dalla “legge Calderoli” per le forze politiche che partecipano ad una coalizione.

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