L’onorevole monopolitano Pierfelice Zazzera, originario di Putignano, e il senatore Pedica sono stati denunciati alla Procura di Bari, circa presunti favori sessuali richiesti da due parlamentari dell'IDV ad una disoccupata di 31 anni, in cambio di un lavoro nell'ufficio legislativo della Camera.
SENZA INDAGATI – La denuncia è presentata lo scorso 14 giugno da Michele Cagnazzo, esperto di criminalità organizzata ed ex responsabile per l'Idv dell'Osservatorio pugliese sulla legalità. Il fascicolo aperto d’ufficio dopo la denuncia, al momento è senza ipotesi di reato né indagati. Non ancora assegnato ad un sostituto, è nelle mani del procuratore Antonio Laudati.
“Trattandosi di un esposto di una persona che parla per conto terzi – dichiara Zazzera - credo che qualche cautela uno se la debba porre, in realtà dovrebbe essere la vittima a querelare e non un’altra persona, perché questa persona potrebbe essere un calunniatore”. Zazzera ha infatti già querelato per diffamazione Cagnazzo. Ma non l’ha fatto solo adesso. L’aveva fatto mesi fa, a febbraio e ieri ha presentato la seconda querela, anche nei confronti dei giornali che stanno pubblicando l’esposto. “Questa storia – continua l’onorevole – va avanti da un anno, con una serie di notizie infamanti sul mio conto e su quello di Pedica”.
"Dopo alcune frequentazioni", scrive nella denuncia, "mi accorsi del fatto che versava in uno stato di non indifferente alterazione emotiva", tant'è che in seguito, acquisita maggiore familiarità, "mi confidava di essere stata vittima di insistenti avances e ricatti da parte del senatore della Repubblica Stefano Pedica e del deputato Pierfelice Zazzera, entrambi iscritti all'Idv". Personaggi non secondari. Zazzera, 43 anni, all'epoca dei fatti era parlamentare Idv e coordinatore regionale del partito in Puglia. Mentre il senatore Pedica, 53 anni, ha una storia che parte dalla Democrazia cristiana, continua nell'Udr di Francesco Cossiga, e sfocia dopo la fondazione del Movimento cristiano democratici europei nel partito dipietrista.
"La stessa M.", scrive Cagnazzo, "mi riferiva che, avendo partecipato in qualità di simpatizzante a diversi dibattiti e conferenze, aveva conosciuto entrambi gli esponenti". E che tutti e due avrebbero iniziato, in tempi diversi, "a compulsarla con insistenti inviti e richieste di appuntamenti al di fuori dell'ordinaria attività politica". L'intenzione della donna ("Laureata in giurisprudenza e inoccupata") nell'accettare una serie di inviti, è a detta di Cagnazzo "comprendere se ci fossero opportunità di lavoro". Tant'è che Zazzera, "avendone carpito lo stato di necessità (...) continuò a tempestarla di telefonate e sms con ripetuti inviti a incontri clandestini", svoltisi all'hotel A. di Massafra (Taranto) "dal maggio 2009 all'ottobre 2009". Circostanze, recita la denuncia, che "si possono evincere benissimo dai registripresenze del suddetto albergo", e che comprenderebbero la promessa di Zazzera a M. "di farle ottenere un posto di lavoro presso l'ufficio legislativo del Parlamento ". In cambio, si legge, l'onorevole "chiedeva favori sessuali", e M., "per quanto mi ha riferito, proprio perché versava in gravi difficoltà (...) accettò di accondiscendere alle richieste". In questo contesto, dunque, va ambientata la seconda parte della vicenda.
A un certo punto, Cagnazzo racconta che Zazzera avrebbe invitato "M. a Roma presso il proprio alloggio privato dicendole che era necessaria la presenza di lei, sia perché consegnasse il curriculum, sia per sottoscrivere (...) documenti finalizzati a perfezionare un rapporto di lavoro". L'onorevole, anche in quei giorni, avrebbe chiesto alla donna "insistentemente prestazioni sessuali, promettendole in cambio il proprio definitivo interessamento per la stipula di un contratto". Dopodiché, scrive Cagnazzo, "M., per quanto mi ha riferito, accettò di avere ancora un rapporto sessuale". Sentendosi però precisare da Zazzera che, "se avesse voluto guadagnare definitivamente il ruolo, avrebbe dovuto dedicare le medesime attenzioni sessuali al senatore Pedica"; il quale, "secondo quanto disse Zazzera, avrebbe anche lui messo la buona parola". Il resto è presto sintetizzato.
Pedica, denuncia Cagnazzo, avrebbe raggiunto la donna all'hotel M. di Brindisi. Un incontro in cui "il senatore disse che per avere determinati benefici, avrebbe dovuto avere rapporti sessuali con lui". Da parte sua, si legge nella denuncia, "M. accettò ed ebbe, nel dicembre 2009, un rapporto sessuale con il senatore". E sarebbe stato il preludio di un ulteriore appuntamento, "sempre a fini sessuali, nel gennaio 2010". Finché, "constatando che nulla si muoveva sul fronte del lavoro, M. interruppe i rapporti anche telefonici con i due". Scoprendo in seguito, "con somma sorpresa, di risultare tra i candidati alle elezioni regionali 2010 per la Puglia, nella lista Idv, pur non avendo mai proposto né tantomento accettato la propria candidatura". Per quest'ultimo aspetto, riferisce Cagnazzo assistito dall'avvocato Renato Bucci, la signora "mi disse di essersi rivolta a un legale".
E sempre Cagnazzo, a seguito di questa vicenda, dichiara di essersi autosospeso da responsabile dell'Osservatorio Idv pugliese sulla legalità: "Cosa che avvenne nel maggio 2010".
Ora tocca agli inquirenti il non facile compito di scoprire che cosa sia veritiero, e cosa eventualmente no, in questa brutta vicenda. Una verifica che, per evidenti ragioni, si spera avvenga al più presto.
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Commenti
Posso garantire che Pedica è estraneo totalmente ai fatti.
Mi rincresce dover dare un consiglio di questo genere,ma prima di diffamare una persona bisogna conoscerla per bene perchè poi si perde di credibilità.
Inoltre talvolta è meglio fare ammenda e chiedere venia dopo che si è stati colti sul fatto piuttosto che calunniare persone senza prove concrete e reali per provare a salvarsi la faccia:così facendo si rischia di sporcarsi ancor di più di fango.
non si chiedono le dimissioni? ma certo che no...mica si tratta di berlusconi...
A proposito sono oramai diverse le denuncie fatte ad opera di ex di questo partito ma di cui non si sa ancora in quale meandro di archivio sono andate a finire (vedi Veltri), ma si sa "cane non mangia cane" (giudice non mangia giudice). Saluti.