Nelle settimane scorse, l’avv. Giuseppe Bianco aveva rassegnato le proprie dimissioni da tesoriere e da tesserato del Partito Democratico. Lunedì 12 luglio, il coordinamento del Pd aveva preferito respingere le dimissioni e invitarlo ad un confronto nella prossima riunione del coordinamento. In attesa del confronto, abbiamo incontrato l’avv. Bianco per avere chiarimenti sulla sua attuale posizione.
“Al confronto ci sarò, poiché non ho problemi – afferma Giuseppe Bianco. - Potrebbe essere l’occasione per far uscire cose mai dette e finalmente potrà essere arrivato il momento di fare un po’ di chiarezza. Sul fatto che le dimissioni possano rientrare, non credo perché altrimenti non avrei fatto quel gesto eclatante, in quanto non voglio fare la figura del pagliaccio, che potrebbe far pensare alla gente di aver fatto la voce discorde solo per ricevere una poltrona più importante.”
La figura del tesoriere è una figura molto importante che è quasi equivalente a quella del segretario, poiché ricopre la gestione amministrativa, patrimoniale e contabile del partito, cioè se bisogna fare una campagna elettorale, il tesoriere la decide, in base ai soldi che ci sono in cassa.
“Il problema non è la posizione nella segreteria oppure avere il diritto di voto, - ci confida l’avvocato Bianco - ma mi sembra una logica conseguenza di un ruolo così importante, per poter essere a conoscenza dell’economia del partito.”
Perché hai preferito non esporre le varie problematiche all’interno del congresso del PD?
“Io ero uno dei possibili candidati alla segreteria del Pd. Un candidato serio e, infatti, non c’erano pregiudizi da parte di nessuno. Soltanto, che in un momento di transizione, nel partito volevano una persona più navigata che possa guidare il partito nei prossimi 3-4 anni senza competizioni elettorali. Inoltre, si andrà a scegliere anche un nuovo candidato sindaco per la prossima tornata elettorale. In sostanza, tante cose importanti che hanno bisogno di tempo per essere esaminate.”
“Non avendo la possibilità di fare il segretario, perché non avevamo i numeri. Per disciplina di partito, nel quale ci credo, perché c’era un progetto comune da portare avanti, ho fatto più di un passo indietro e, di conseguenza, ho deciso di non andare a fare la testimonianza nel congresso per evitare di fare una linea differente, in un momento di transizione, poiché non era il caso.”
“Alla fine nel congresso, mi sono reso conto che abbassi la testa oggi, fai il soldato un altro giorno, fai il disciplinato, fai l’uomo d’onore e il galantuomo e non sempre paga. Perché una persona o un gruppo non possono cambiare un partito, ma possono dare alcune indicazioni diverse, invece in realtà non è semplice. Poi, la causa delle dimissioni è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Questi due anni e mezzo mi sono serviti per conoscere meglio, come si svolge realmente una vita politica, che è molto diversa da quella che si vede dalla tv e dai giornali, perché la vivi nel bene e nel male”.
Per quale motivo hai deciso di lasciare l’incarico da consigliere della Fondazione Leopardi?
“La mia è stata una scelta coerente, perché mi sarebbe sembrato sbagliato dimettermi dal partito e restare nella Fondazione, nonostante la nomina arriva dal sindaco, ma è pur sempre una nomina legata alla politica. Se una persona deve essere coerente, deve rinunciare al partito e alle attività collegate alla politica, nonostante in futuro nella Fondazione Leopardi ci saranno passaggi molto importanti, ma a dicembre 2010 scade il mandato, quindi ho deciso di farmi da parte, come logica conseguenza della scelta di dimettermi dal partito.”
Cosa ne pensi del Partito Democratico?
“Il Pd è tutto il contrario di tutto e questo probabilmente è la sua pecca, perché è stata una fusione a freddo tra varie mentalità e ideali, che in realtà è molto importante, ma è rimasto tale, cioè non è mai diventato un partito unico. Una motivazione potrebbe essere il mancato ricambio generazionale auspicato all’inizio, perché i giovani non si fanno avanti oppure se entrano nel partito fanno la mia fine.”
Secondo te, come sta lavorando l’attuale amministrazione comunale?
“Un’altra critica che devo muovere è questa: c’è sempre stato uno scollegamento tra l’amministrazione e le scelte politiche, infatti, il coordinamento del partito ha inciso pochissime volte nel dare delle direttive politiche. Inoltre, non credo che io abbia mai inciso su niente, poiché eravamo fortunati, quando qualcosa ci veniva riferita a cose fatte, senza poter dire la nostra.”
“L’attuale amministrazione comunale, rispetto alle precedenti, è riuscita a sfruttare i fondi europei, comunitari e regionali che ci stanno permettendo di avviare i lavori al Teatro Comunale e la risolvere alcuni problemi nella zona industriale. Probabilmente ci vorrebbe una maggiore comunicazione ai cittadini di quello che viene realizzato, e infine si dovrebbe puntare l’attenzione in questo periodo di crisi: sull’occupazione giovanile e sull’appetibilità della zona industriale.”
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