Domenica mattina. Tuoni e saette imperversano sulla città avvertendomi che l'autunno incombe puntuale sulle nostre esistenze dopo una illusoria, quantunque piacevole, coda estiva. Cosa mai mi toccherà di fare per spendere con onore il mio tempo festivo, ma preservando anche la mia incolumità da venti gelidi, acquazzoni improvvidi -e chissà - in un impeto di cattiva sorte, da sciagurate saette pronte a folgorarmi qui, sul posto?
Sfido gli elementi e mi decido, con uno slancio di eccentricità, di mettermi in cammino e "Andare per masserie". Mi reco con coraggio, supportato da altrettanto interesse, ad assistere alla presentazione dell'omonimo volume (Vito Radio Editore, pp. 240, € 18) che si terrà a Papaperta, splendida dimora storica, sulla Putignano-Alberobello all'incrocio per Noci.
Il mio gesto così impavido viene infine premiato da un inaspettato squarcio di sereno, seppur timido e con una dominante plumbea del nostro cielo pugliese, e che perdurerà grazie alla solita imperscrutabile provvidenza, fino alla conclusione dell'evento. Mi accorgerò che la mia decisione (alla fine felicissima) è stata pure condivisa da un folto pubblico di appassionati di cose rurali, veraci, rustiche - insomma, di cose che attengono alla nostra "cultura del territorio" e di cui l'Associazione "La Goccia" si occupa da parecchi anni e con molto, molto merito.
L'aria saggia e carismatica dell'autore Pinuccio Mangini (ma che niente affatto intimorisce gli astanti essendo la sua aria… temperata da un'impressione di mitezza) ad un certo punto dà il la a questo incontro cultural-territorial-editoriale. Ringraziamenti di rito, precisazioni doverose sull'anima "collettiva" che ha partorito il libro, enunciazioni utili a capire l'indole "aperta a tutti" della sua associazione. Oltre alla presentazione del progetto benemerito e rivoluzionario per una rete ciclabile e pedonale, presentato alla Regione Puglia, e che colleghi i nostri bellissimi "siti di interesse" (si dice così?) descritti nel volume. Un plauso anche dal sottoscritto, con la sua modesta promessa di entusiasta utilizzatore dei gentili itinerari.
Dopo il breve intervento del co-autore per la parte fotografica, Francesco Paolo Losavio, il quale ha evocato il nonno, gli zii e anche persone nel frattempo trapassate che lo hanno supportato nelle ricerche, prende ora la parola non il relatore, non l'ospite d'onore, non il giornalista, ma quella specie di privilegio materializzato che è Raffaele Nigro.
Noi pugliesi le perdoniamo magnanimamente, caro dottor Nigro, in quanto "acqua passata" la sua impressione di odio verso la nostra regione che la pervase, ventenne, all'esordio con le nostre Terre. Le sembrarono questi luoghi troppo luminosi, assolati, sitibondi, vasti e pianeggianti, per lei - forse discendente di brigante lucano (redento) - abituato alle colline, ai monti, ai boschi e agli anfratti protettivi delle sue antiche malefatte. Noi le siamo dunque grati per il suo riscatto, passato attraverso memorabili servizi giornalistici della Rai di Bari che ad un certo punto smisero di occuparsi solo di industrie, di incidenti stradali, di eventi correnti, per rivelarci squarci di pugliesità misconosciuti anche a noi colpevoli indigeni, spesso predoni dei nostri monumenti, delle nostre pietre, della nostra stessa cultura. Lei contribuì a svelarci la bellezza del barocco salentino ma anche quella della pietra comune, delle antiche strade di un lastricato primordiale, di canti e di danze, di tradizione orale che ci sono sembrati per un lungo e colpevole tempo solo una roba da miserabili, e dunque da rimuovere in fretta e con senso di disagio.
Siamo altresì ammirati per le approfondite ma al contempo lievissime lezioni di storia che ci somministra con rara affabulazione ad ogni pretesto per il quale è invitato come ospite. "La storia discende dalla geografia", questa Italia lunga lunga (e di cui la Puglia forse è periferica metafora?) percorsa - e percossa - da orde di invasori a volte pacifici a volte proprio no… gli spagnoli che con la loro supponenza da conquistadores trattarono le nostre contrade e i loro abitanti alla stregua di "indios" del Sudamerica, con i baroni e i signorotti devoti di volta in volta ai Longobardi, ai Franchi, ai Normanni, agli Angioini (giusto per non farci mancare niente) che dettero origine alle Masse - poi "Masserie" oggetto dell'odierno dibattito. Masserie che dal '700 divennero fortificate per contenere gli assalti delle masnade di briganti e di cui i più noti - quelli postunitari - lei ci ha reso familiari essendo i vari Crocco, Ninco Nanco, Romano (un po' meno brigante e un po' più idealista), ed i restauratori illusi alla Borjes, nomi ricorrenti delle sue conferenze. Una esortazione campanilistica quantunque rispettosa: la prossima volta faccia un accenno seppur fugace al castellanese Nicola Spinosa "Scannacornacchia" che operò (?) nel tardo '700 e aveva l'amante a Putignano, la quale portava un nome che più che un nome sembra lo slogan di un'agenzia viaggi che invita a trascorrere la festività dalle nostre parti: "Domenica Pugliese".
Lei ci ha altresì erudito su viaggi ottocenteschi che gli intellettuali più illuminati d'Europa intraprendevano nel nostro Belpaese: il "Tour" (fino a Roma) e il "Gran Tour" (addirittura fino in Sicilia! - salpando da Napoli), primi ammiratori delle nostre inestimabili bellezze, oggi per lo più dilapidate da desolanti politiche miopi e financo stupide.
La storia locale però non si compie solo con i viaggi, i fatti epici, le espugnazioni, le rivolte, ma anche… con la gastronomia. E' curioso il fatto che non solo provincia per provincia, città per città ma anche casa per casa vi possano essere interpretazioni e procedure diverse per realizzare la medesima ricetta. Perché non farne un libro dalla ghiotta tematica?
Elogiando le varie testate giornalistiche locali ed i loro animatori che tanto si adoperano per far emergere realtà altrimenti mai svelate, ci si duole per quanto si potrebbe ancora fare (e non si fa) onde preservare la nostra tradizione orale, i canti, gli stornelli! Per catalogare una volta per tutte i beni culturali mobili e immobili della nostra regione e che le istituzioni mai hanno preso in considerazione come indifferibile necessità. Svolgere altresì con scientifico rigore l'opera di rilevazione e descrizione delle nostre dimore rurali…. insomma, temi che associazioni dinamiche come "La Goccia" potrà prendere come spunto e tentare di perseguire nel suo cammino futuro.
Ora Pinuccio Mangini ci presenta questo denso volume, corredato di belle fotografie e redatto secondo tematiche divise per "vie" (la via del vino, dei boschi, del latte, dell'acqua, dei trulli…) che seguono un itinerario rimasto certamente sepolto nella nostra memoria collettiva.
Una memoria sciaguratamente incrostata di frenesia, di ansie, di velocità che mal si coniugano con la profonda essenza che ancora alberga nella nostra anima di abitanti contemporanei, ma di antica tempra, e che ancora popoliamo la Murgia dei Trulli con le sue austere e risplendenti masserie.
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