Sabato 26 Maggio 2012
   
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PRESENTATO IL LIBRO DI DOMENICO CAIATI

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Assistere alla presentazione di un libro nella nostra splendida Biblioteca Comunale è come degustare un piatto nel ristorante di Vissani, un vino nelle cantine dei Brunello, una cerimonia nella Basilica di San Pietro. Fatte le debite proporzioni e per riportarci alla nostra realtà cittadina, questo tipo di eventi trova la sua collocazione naturale nello storico Convento Grande, edificio lasciatoci in eredità dal notaro Antonio Fanelli ormai diversi secoli fa, e che ci è familiare da generazioni per aver ospitato devotissime suore, orde di scolari sciamanti, ed ora custode della immensa raccolta bibliografica che è uno dei vanti di Putignano.

In una serata ostinatamente assolata di questa fine estate e con i rintocchi delle campane a scandire il tempo del Borgo Antico, nella sala-conferenze gremita di un attento pubblico, si è tenuta la presentazione del libro di Domenico Caiati, "Vita di un uomo, testimonianze sul secolo XX". L'editore, Vito Radio, uomo mite e discreto, vero baluardo della cultura con la sua instancabile attività di promozione della storia locale e dei relativi scrittori che altrimenti non avrebbero agevoli opportunità di divulgazione delle proprie opere, presenziava all'incontro (cosa rara vista la sua ritrosia).

I numerosi spettatori di questo evento hanno assistito ad una serata dominata da un'atmosfera non già di dotta critica letteraria o di osservazioni filologiche, bensì di sentimento, di ricordi, di affetto e riconoscenza umana. Protagonisti, innanzitutto il figlio dell'Autore, Giuseppe, che ha ricevuto in eredità quell'impegnativo testimone che discende dalla sua nobile famiglia. Infatti il genitore Domenico, lo scrittore del libro in questione, è scomparso di recente quasi centenario: l'ingegner Caiati, uomo di scienza, di tecnica ma anche di cultura umanistica e instancabile studioso fino al limitare della sua intensa vita terrena. Dopo l'introduzione di Paolo Guarino in rappresentanza della Università Popolare della Terza Età, il Sindaco Gianvincenzo Angelini de Miccolis nel prendere la parola ha rievocato la sua personale conoscenza del protagonista, definita da lui stesso "una di quelle colonne che segnano l'esistenza".

Il cuore della serata è stato appannaggio di un Relatore d'eccellenza: il professor Pietro Sisto. E non a caso abbiamo evocato in senso figurato l'organo deputato tradizionalmente alla custodia dei sentimenti umani perché il contributo del nostro insigne concittadino è stato una sinfonia di citazioni, di riferimenti, di incroci temporali e generazionali che hanno scandito l'intervento, narrato con stile affabulatorio e accorato. "Si starebbe ad ascoltarlo per ore" mi confidava una gentile signora, vicina di sedia. Gli esordi di questa storia avvincente, quasi una saga famigliare, li tracciò il capostipite Giuseppe, maestro elementare originario della vicina Bitonto e grande ispiratore della cultura umanistica di cui era pervaso "l'ingegner" Caiati ed il quale, di riflesso, tributò un doveroso omaggio a suo padre attraverso il volume "Lettere a Giuseppe Caiati". L'Autore fu, come si diceva, eccellente tecnico in particolar modo nel campo dell'idraulica, giovane emigrato a Roma per studiare all'Università in quel difficile tempo che fu il ventennio fascista. Tra i suoi numerosi meriti, quello di non essersi mai piegato ai precetti di una dittatura da "libro e moschetto, fascista perfetto", restando sempre integro nella sua autonomia di pensiero. Creando per questi suoi granitici princìpi non poche preoccupazioni nei famigliari che vedevano messo in pericolo dai voraci, prevaricanti e spesso macchiettistici rappresentanti del regime, quel prezioso posto di lavoro fonte di sussistenza. Non ci sorprende questa sua nobile ispirazione, data la personale ammirazione per l'umanista e pedagogo Giovanni Modugno e quella per il meridionalista, deputato e scrittore, Gaetano Salvemini - altro nostro illustre conterraneo e antifascista convinto, al pari di Modugno.

Con una citazione altrettanto affettuosa alla signora Lucrezia ("la ragazza dai capelli neri") conosciuta negli anni romani e divenuta sua compagna di vita, e nel rimembrare i tanti anni di villeggiatura trascorsi dalla illustre famiglia nella nostra ridente contrada Spine Rossine, il racconto si colora delle tenui sfumature dei ricordi, anche personali, del relatore. Rimembranze che toccano altresì considerazioni paesaggistiche, quali il mirabile recupero di un trullo, esempio per molti tecnici contemporanei spesso tutt'altro che rispettosi delle tradizioni architettoniche, oppure la piantumazione di cipressi il cui color verde scuro costituisce poetico contrasto al verde-argento dei nostri ulivi.

Un libro, questo del Caiati, denso di significati, pervaso di nostalgie leopardiane, scorrevole nella lettura, arricchito di disegni tratteggiati con il romantico bianco/nero della china, tra cui quello raffigurante una collina della antica Putignano, purtroppo scomparsa perché fagocitata dalle brutture di questa nostra sciagurata modernità, frenetica e ineluttabile.

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