Sabato 26 Maggio 2012
   
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LA GIOVANE TERRJ PAVONE PRESENTA ''ANAMNESIS''

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Quale sarà mai il menu che ci aspetta stasera allo storico ristorante "Il Mollusco" di Putignano? Tempo di sederci, di prendere confidenza con l'ambiente, pronta ti arriva una portata dietro l'altra di simpatia, di sorrisi, di entusiasmo giovanile e di riflessioni. E poi, man mano che assaggi le “pietanze” di sapore letterario, ne apprezzi anche gli ingredienti: musica, canto, arti figurative, lettura.

Convenevoli di rito con i presenti, tra cui il Sindaco, ultimi ritocchi all'impianto audio, ed ecco che vedi comparire all'orizzonte uno scricciolo di donna, un sorriso più grande di lei, una scrittrice/chef che ha curato personalmente la "cucina" della serata. È Terrj Pavone, putignanese di vent'anni, studentessa di lettere e filosofia all'Università di Bari, frequentante altresì il corso di canto presso il Conservatorio di Monopoli, alla sua pubblicazione d’esordio. Sono molte le cose che Terrj vorrebbe fare da grande, ma per ora “si limita a crescere e a maturare esperienze”. Anamnesis, (Schena Editore Fasano, pp. 278, € 18) è una di quelle.

Siamo abituati al significato medico di "anamnesi", cioè di storia clinica del paziente, ma l'autrice ha voluto suggellare con il significato originario del termine greco, "ricordo", il suo romanzo fantasy ambientato in un inquietante anno 2312. Dunque siamo alle prese con la solita scrittrice "tecno" e "futurista"? Ma ci faccia il piacere! I suoi numi ispiratori sono Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi, Luigi Pirandello e compagnia bella. Detto ciò, il primo sentimento che ci pervade è quello della consolazione: non tutti i giovani sono Facebook, Playstation, Happy hour e Spritz. Qualcuno è ancora un nobile cultore delle liriche del "Canto notturno di un pastore errante dell'asia" o "Dei sepolcri" e vi si ispira, ambiziosamente, per riempire le "sudate carte" della sua opera prima.

La presentazione entra nel vivo. La colonna sonora è affidata alla voce di Sebastiano Giotta ed alla tastiera di Stefano Galizia, con un repertorio che sottolinea ancora una volta l'anima - se non antichissima - almeno "tradizionale" della nostra protagonista: sei lì che ti aspetti Fabri Fibra e Negramaro, quando invece ti spuntano "New York New York" di Liza Minnelli e "My Way" di Frank Sinatra. Ma quanti cavolo di anni avrà questa Terrj? Perché si ostina a nasconderci la sua vera età…?

A mo' di un desueto spettacolo di cantastorie, si susseguono su di un trespolo le grandi illustrazioni monocromatiche di Vito Capozza, autore anche della copertina del libro. Ad ogni disegno, un commento sollecitato dalla relatrice Federica Laera. Quale altro espediente "multimediale" ci riserverà la serata? Ormai niente più mi sembra ovvio, neanche che in una presentazione letteraria si possano addirittura leggere brani dell'opera in questione. Giusto il tempo di rifletterci su, che saranno gli stessi amici ad espletare la piacevole incombenza. Ed hai la sensazione sommando l'età di tutti i protagonisti, che si arrivi a stento al mezzo secolo… C'è, a dire il vero, anche qualche anziano sui venticinque anni, ma obiettivamente portati molto bene.

Tra un momento e l'altro del programma, ti vedi sferragliare il rosso treno della Sudest che passa vicinissimo, ma siamo quasi convinti che questo effetto speciale non sia opera dell'organizzazione (anche se qualche dubbio rimane). Sarà dunque quello il treno che ci trasporterà nell'inquietante futuro ipotizzato da Terrj? Un futuro arido, tecnologico, materialistico, pieno di alberi e giardini finti, in cui si fa strada a stento l'amore controverso tra i protagonisti Sophie, eterea come una farfalla (forse l'alter ego dell'autrice?) e lo spaccone Vincent. Ed inoltre, che ruolo potrà avere un argomento ingombrante come la religione nella dinamica del racconto? E' meglio una religione disciplinata, osservante, piena delle sue liturgie oppure una pratica più concreta, fatta di opere e comportamenti quotidiani? E qui la genuinità (il candore…?) della nostra giovane amica si rivela prepotente. Forse il tema tocca qualche sua corda profonda, e la commozione diventa evidente e parecchio tenera.

Un drago inquietante con un armigero pronto ad infilzarlo è l'ultimo schizzo proposto sul cavalletto del cantastorie, mentre la nostra colta e poliedrica artista ci riserva la sorpresa finale della serata, eseguendo alla tastiera un piacevole brano sulle cui note speriamo possa volare per lei un futuro pieno di soddisfazioni.

Lo so, il finale di questo articolo è un po' "standard", ma voi attenti lettori di Anamnesis (si trova nelle librerie cittadine) siete autorizzati a suggerirne di diversi, originali, mandando i vostri commenti beneauguranti all'indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .

Foto di Elisabetta Gonnella

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