Lo scrittore e giornalista Raffaele Nigro, capo redattore Rai Puglia, è giunto a Putignano per relazionare sul brigantaggio in Italia, nell’ambito di una serie d’incontri culturali, promossi dal Comune di Putignano con la collaborazione dell’Università agli Studi di Bari e l’Università Popolare della Terza Età, al fine di celebrare il 150° anniversario dall’Unità d’Italia.
Raffaele Nigro, autore del libro “Giustiziateli sul campo”, ha ripercorso la storia del fenomeno del brigantaggio dal Medioevo ai giorni nostri, che lo stesso autore definisce una storiografia ragionata sulle scritture legate al banditismo, al ribellismo e al brigantaggio.
L’avv. Giovanni Campanella, assessore comunale al bilancio, e il prof. Pietro Sisto hanno introdotto l’ospite illustre della serata, Raffaele Nigro: “Oltre ad essere un grande scrittore, è un nostro grande amico, – dichiara il prof. Sisto – perché segue da anni con grande puntualità il Carnevale di Putignano. Lo ringrazio per il suo interesse nei confronti del rito tradizionale delle Propaggini e per la sua disponibilità, poiché è un esperto del brigantaggio”.
Nigro ha analizzato il fenomeno nella sua globalità, partendo dal Trecento, dalle ballate su Robin Hood e dalla storia di Boccaccio su Ghino di Tacco. Per poi attraversare al Cinquecento quando ci fu la riscoperta dell’ideale di vita contadino, Giulio Cesare Croce, l’autore del Bertoldo, scrisse ballate sui banditi che venivano impiccati e papa Sisto V si vestiva da pezzente per andare a vedere di persona i focolai del brigantaggio nello Stato della Chiesa.
Nel XVIII secolo dominò l'idea del brigante che “raddrizza il diritto dove è storto”, al punto che una figura come Angelo Del Duca venne considerato dal popolo un vendicatore che seppe fronteggiare i ricchi e i feudatari che avevano la legge dalla loro parte. Tra il Settecento e l’Ottocento, con la calata delle truppe napoleoniche in Italia, le orde brigantesche fiorirono dal Piemonte al Meridione, come spesso accadde nei momenti di passaggio tra un potere all'altro.
Il filo comune che lega le varie forme di brigantaggio nel corso di questi secoli, è che il fenomeno fu spesso scatenato da vicende di ingiustizia e onore macchiato. Questo brigantaggio, che si può classificare di tipo “romantico”, in Italia finì nel 1860 con l’arrivo dei piemontesi nel Regno delle Due Sicilie e che si trasformò in “politico” il quale verrà smantellato dalla Stato unitario nel giro di un decennio.
Se fino al 1950 predominò l’idea che il brigantaggio fosse stato qualcosa di delinquenziale, con l’occupazione dei latifondi e le rivolte contadine del secondo dopoguerra la questione meridionale cominciò a essere analizzata più a fondo. A partire dagli anni Sessanta, infatti, gli studiosi si resero conto che non era più possibile liquidare il fenomeno semplicemente come banditesco, quando interi paesi si erano opposti all’arrivo dei piemontesi nel 1860 o un personaggio come Carmine Crocco era riuscito a formare un esercito di oltre duemila uomini. Un nuovo e ulteriore impulso alla ricerca storiografica venne dallo scoppio del fenomeno dei movimenti leghisti e secessionisti, tra gli anni Ottanta e Novanta, che aprirono la querelle tra Nord e Sud.
“È possibile che il clima storiografico revisionista, generato dalla caduta del Muro di Berlino, abbia favorito la rilettura dell'unificazione italiana, del Risorgimento e quindi anche del brigantaggio - ha dichiarato Nigro. Però io credo che la fioritura di studi sul brigantaggio degli ultimi anni sia figlia più che altro del disinteresse mostrato dagli ultimi governi intorno i problemi del Mezzogiorno. Nel Meridione è venuta meno la visione mitizzata, che si aveva una volta, del nord che sarebbe venuto a liberare il sud dalla delinquenza organizzata portando con sé l’industrializzazione e la modernità. C’è stata, cioè, nel Mezzogiorno una sorta di reazione da parte della popolazione che, stancatasi di aspettare un aiuto che non è mai venuto, ha preferito riscoprire le proprie origini e ripercorrere le proprie vicende storiche”.

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pecchè 'sta musica s'adda cagnà.
Simmo briganti e facimm' paura,
e cu 'a scupetta vulimmo cantà!