Uscirà domani, 26 marzo, nelle librerie il volume fotografico “Oltre il cerchio del circo” del fotografo putignanese Dino Frittoli, edito da Fausto Lupetti. Un libro che raccoglie i fantastici scatti fotografici del nostro concittadino, attraverso i quali si trasmettono al lettore forti emozioni meglio di mille parole.
LA RECENSIONE DI CHRISTIAN CALIANDRO - È un circo differente, quello di Dino Frittoli. Lontano dai cliché tra carnascialesco e amarcord, dal facile sentimentalismo e dall’intimismo kitsch. Discende dritto filato, invece, dall’ultima scena di 8½, quella in cui il bambino suonando il flauto porta via con sé tutti i personaggi veri-finzionali del film, che poi sono tutti i ricordi del protagonista-regista, tutte le sfumature della sua vita.”
Anche in Oltre il cerchio del circo, la vita è al centro degli scatti, dei movimenti, dei pedinamenti. Dino Frittoli ha passato dieci giorni insieme alla compagnia (un’enorme famiglia, in realtà) del Circo Embell Riva. Sono i personaggi che hanno popolato tutti i nostri sogni e i nostri incubi di bambini, quando il tendone arrivava in paese durante l’inverno, e It di Stephen King era appena uscito. Solo che mentre noi ci facevamo accompagnare da papà a stordirci con i clown e i saltimbanchi e gli animali, il bambino che avrebbe fatto il fotografo attraversava a piedi tutta Putignano fino ai confini estremi del paese (non avevamo forse ancora sentito, in quegli anni, il termine ‘periferia’: ma era la periferia), lontano dalle vie conosciute e familiari, per scoprire come funzionasse la magia del circo.
La medesima curiosità lo ha guidato anche nell’aprile di quest’anno, spingendolo ad attraversare lo spettro che collega la produzione di immagini spettacolari e commerciali alla produzione artistica.
Dino infatti – come molti fotografi – proviene dal mondo della moda. Ha a che fare cioè abitualmente, per il suo lavoro, con modelle, parrucchieri, truccatori. Con il mondo della riproduzione. Niente di strano, dunque, che in piena crisi economica del secolo abbia deciso di ricercare la realtà: nella fattispecie, la vita che sta dietro lo spettacolo e che lo fa muovere. Il “dietro le quinte”.
In due giorni, dopo aver contattato il circo, era già lì che fotografava. Dalle 7 di mattina alle 3 di notte. Condividendo i pranzi, le conversazioni, la preoccupazione del tempo che farà il giovedì, giorno fisso di debutto. Pioverà? Sarà bello? La preparazione, il mestiere, la serietà, la fatica. Uno pensa che il circo sia per definizione il posto della gente che vuole sbarcare il lunario. Niente di più sbagliato. È uno degli ambienti più professionali (e più elitari, più chiusi) in assoluto: i clown, per esempio, vengono dalla scuola russa, una delle più rinomate al mondo. È gente che non s’improvvisa.
Questo microcosmo ha un fulcro: è il bambino ritratto nel cerchio-hula hoop, il figlio del proprietario del circo. Effettivamente, mentre scattava Dino ha cominciato a considerare con preoccupazione questo piccolino che correva tutti i rischi a cui un bambino del mondo “fuori” non verrebbe con ogni probabilità mai esposto. E lui che cosa risponde al fotografo impiccione? “Io non vado mai oltre il cerchio”. Il circo è un universo autosufficiente, con le sue regole e la sua umanità. Eppure, non sembra scollegata dalla società circostante. Guardando queste fotografie, viene in mente quanto effettivamente ci stiano raccontando, in una maniera segreta e misteriosa, della vita esterna, della realtà lì fuori. È come uno specchio che cattura le trasformazioni collettive e le rifrazioni dell’immaginario.
Osservando con Dino Frittoli il backstage dello spettacolo per noi più antico, stiamo di fatto osservando, molto probabilmente, ciò che avviene dietro il velo dello Spettacolo più grande che regola le nostre esistenze e la nostra posizione nel mondo. Il clown concentrato che suona contemporaneamente due trombe davanti all’obiettivo, mentre nella tenda si svolge lo show vero e proprio, si sta allenando per la sua performance. È fuori dalla tenda degli applausi e della tensione, ma presto ci entrerà.
E la giovanissima trapezista (anche lei, in bilico all’interno di un cerchio), nell’unica immagine catturata durante la rappresentazione, si prepara a quello che avverrà nella foto successiva della sequenza: il salto terribile ed epico di un’ombra nel buio. Dallo spazio della tenda a quello di una realtà nebulosa. E quando di domenica tutti - dal proprietario ai grandi artisti – avranno smontato ogni singolo pezzo della scena, e il circo avrà lasciato la cittadina, rimarrà solo uno spiazzo di erba nuda e cemento, orlato di crude palazzine anni Sessanta.
BIOGRAFIA - Dino Frittoli nasce a Putignano (Bari) il 23 gennaio 1968. Da bambino scopre che il padre custodisce in una vetrina una macchina fotografica. È naturale per un fanciullo sentirsi attratto da un oggetto così prezioso e proibito: nasce così, con il gioco di un bambino curioso, l’incanto e la fascinazione per uno strumento attraverso il cui obiettivo è possibile incorniciare i volti e gli oggetti.
Con i primi soldi acquista la sua prima macchina fotografica e da quel momento, a ogni clic, sperimenterà che si tratta davvero di quella scatola magica che rende possibile fermare l’istante di uno sguardo e l’attimo di una luce che sfuma nell’ombra. Il gioco divampa in passione e la passione per il ritratto sfocia in una carriera che prosegue da vent’anni.
Dal 1988 lavora come fotografo professionista occupandosi prima di concerti per poi affermarsi come fotografo di moda per grandi marchi italiani e internazionali. Le sue foto sono pubblicate sulle principali riviste di settore.
Forte, fortissimo è lo spirito di ricerca, filo conduttore di ogni suo scatto. Questo lo porta a una ricerca continua di altro, a inseguire sogni e a cercare di concretizzarli. Il circo è un sogno. È l’immagine di un tendone effimero che, bambino, scorge incorniciato dalla finestra di casa. Un tendone dietro cui si nascondono chissà quali segreti, segreti antichi come il mondo. Ancestrali.
Cosa accade dietro quel sipario circolare? Il sogno è fermare lo scorrere della vita dietro il tendone, i gesti quotidiani ma provvisori, uguali ma diversi in ogni piazza, in ogni paese. La preparazione all’ardimento, al gesto atletico. Il sudore, la fatica, la provvisorietà. La polvere. Gli sguardi dei circensi, la verità fugace nella luce che li accarezza. Fermare in un clic la vita attorno al cerchio del circo: ora il cerchio è perfetto.
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