Venerdi 29 ottobre presso la cantina di “Spazio libri”, si è tenuta alle ore 19.00 la presentazione del libro “Il cibo dei morti” dell’altamurese Bianca Tragni, per la seconda volta ospitata dalla sopra citata cartolibreria putignanese, e per la seconda volta degna di un grande successo e clamore da parte del pubblico cittadino.
La presentazione si è aperta con una prima accoglienza seguita dalla lettura da parte della dottoressa Angela Genco dell’introduzione del manuale, richiamando inoltre la memoria del pubblico a quello che è stato il primo incontro con l’autrice, nella primavera scorsa, che ha riscosso un successo tra i grandi, ma soprattutto tra i più piccini che hanno avuto modo di cucinare e in seguito mangiare, piatti sani che fanno parte della tradizione locale, seguendo appunto il tema dello scorso libro, “favole in cucina”.
Questo secondo libro della Tragni, pur trattando sempre di cibarie, si ricollega però alla festività e al periodo più prossimo in questo momento: Halloween e tutto il mese di novembre. Intitolandolo dunque “Il cibo dei morti”, l’autrice ha voluto risvegliare nel lettore il ricordo e la nostalgia di una delle tante tradizioni locali che non dovrebbe mai andare persa, che è proprio quella del cibo che si mangia il giorno dei morti.
Il titolo del testo anticamente, spiega la scrittrice, era interpretato come il cibo che mangiavano i morti, da qui anche il motivo per cui infatti amici e parenti del defunto, continuassero a inserire nella tomba il cibo specifico, quale grano, fave, ecc.. rito in seguito convertito con la donazione dello stesso cibo alle persone vive e povere, e la destinazione delle proprie preghiere ai morti, per nutrire l’anima dello stesso.
La serata si è protratta verso la fine con i sempre più numerosi interventi da parte del pubblico che ha dato luogo a un vero e proprio scambio culturale, di tradizioni tra popoli così vicini, come quello altamurano e putignanese, ma allo stesso tempo differenti nelle tradizioni.
La serata ha avuto inoltre un dolce risvolto, con la degustazione di tarallucci, vino e del “grano dei morti”, offerto e preparato dall’autrice del manuale, con l’intento di risvegliare il ricordo non solo dunque attraverso le parole, ma anche attraverso il sapore.
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