Venerdì 25 Maggio 2012
   
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MASSIMO CIANCIMINO PRESENTA IL SUO LIBRO A PUTIGNANO

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Massimo Ciancimino è stato ospite a Putignano, presso la Sala Convegni “Giovanni Paolo II” nel quartiere di San Pietro Piturno, per presentare il suo libro “Don Vito”, nella quale si raccontano le relazioni segrete tra stato e mafia, attraverso la sua testimonianza e la collaborazione con il giornalista Francesco La Licata.

La serata, organizzata dall’associazione barese “Gens Nova”, ha permesso la partecipazione del giornalista di Anno Zero dott. Sandro Ruotolo e del giornalista dott. Stefano Bianchi, esperti entrambi di mafia e, infine, il presidente nazionale di Gens Nova l’avv. Antonio Maria La Scala. Gens Nova è un’associazione apolitica, nata appena sei anni fa, ed è promotrice di numerose iniziative culturali e di solidarietà sociale sempre più utili ed importanti per la nostra regione e per il nostro Paese, con l’obiettivo diffondere tra la gente comune cultura e conoscenza.

Un’iniziativa molto coraggiosa, che ha concesso l’opportunità di conoscere meglio Massimo Ciancimino e i temi trattati nel suo libro, nel quale si parla del rapporto che Massimo aveva con il padre e di un ampio resoconto giornalistico che permette di ricostruire una pagina misteriosa dell’Italia. Il libro, scritto insieme al giornalista Francesco La Licata, contiene i fatti riportati in solamente 20 verbali, poiché ci sono tantissimi verbali coperti dal segreto istruttorio. Nel volume, Massimo Ciancimino racconta i 30 anni di vita, o non vita come la definisce l’autore, accanto al padre Vito Ciancimino condannato per mafia. Un insieme di intrecci, tra mafia, politica e istituzione, che hanno caratterizzato decenni di vita dell'Italia.

Il testo di Ciancimino racconta alcune delle pagine più scure della storia italiana: il “sacco di Palermo”, la nascita di Milano 2, Calvi e lo Ior, Salvo Lima e la corrente andreottiana in Sicilia, le stragi del ‘92, la “Trattativa” tra pezzi dello Stato e Cosa nostra, la cattura di Totò Riina, le protezioni godute da Provenzano, la fondazione di Forza Italia e il ruolo di Marcello Dell'Utri.

Tra i misteri di “Don Vito”, resi noti dal figlio Massimo Ciancimino, ultimo di cinque fratelli, c’era l’amicizia molto personale di Bernardo Provenzano, con il potentissimo assessore ai Lavori pubblici di Palermo e per un breve periodo anche sindaco della città siciliana.

Massimo Ciancimino ha voluto ringraziare il pubblico per essere venuto ad ascoltarlo e per aver vinto quella diffidenza o quel pregiudizio, che è normale, poiché ci si chiede sempre il motivo che ha spinto Ciancimino a parlare solo adesso.

Infatti, nel processo di primo grado Ciancimino aveva affermato la sua innocenza e che non esistevano comportamenti prestanome, però in seguito, ha deciso di collaborare ammettendo le sue responsabilità, che lo hanno condannato a tre anni e quattro mesi. La collaborazione con gli inquirenti è proseguita e Ciancimino Jr ha raccontando i fatti realmente accaduti, tra cui la questione dei prestanome che venivano utilizzati anche da altri politici, che tra le prime dichiarazioni ci sarebbero quattro senatori.

Poiché parli solo adesso? Perché gli inquirenti mi hanno chiamato soltanto ora, dopo l’intervista rilasciata nel 2008 al settimanale Panorama che è stato lo spunto per le indagini. - dichiara Massimo Ciancimino - Io non sono un pentito, ma un testimone e questo comporta, che quando parli deve supportare le parole con le prove. In questi anni, sono stato attaccato di parlare a rate, e infine, vengo additato di collaborare troppo con la stampa e colgo l’occasione per chiedere scusa pubblicamente al giornalista Ruotolo, che per colpa mia è stato minacciato.”

RINUNCIO ALLA PRESCRIZIONE - Ciancimino ha affermato: “Ho rinunciato ai termini per la prescrizione, per affermare la mia credibilità e la mia volontà a non fare questo per una contropartita, poiché voglio l’accertamento dei fatti. Voglio capire la decisione di condannare solamente me su cinque fratelli. Non è bello sapere che i miei fratelli venivano archiviati con la motivazione di non sapere il mestiere e le attività svolte da mio padre e, intanto, il fratello più piccolo viene giudicato poiché conosceva l’attività del padre. Voglio giustizia, non mi sta bene che 14 faldoni del mio libretto sono andati smarriti, che un fascicolo su Berlusconi e sul senatore Dell’Utri sono stati prima smarriti e poi ritrovati in parte. Questa è la differenza da alcune persone che si fanno legge ad personam.”

Secondo Ciancimino Jr, il padre Vito non sarebbe scomparso per morte naturale, ma a causa del segreto istruttorio, ha potuto solamente annunciare che è stata fatta una denuncia contro ignoti.

Sandro Ruotolo, giornalista impegnato costantemente sulla mafia, ha ripercorso la storia della mafia italiana, e in particolare di Casa Nostra, che sarebbe esistita grazie agli interessi politici ed economici. “Ricordo – afferma Ruotolo - che Massimo Ciancimino è stato sottoposto a 88 interrogatori in 7 procure italiane. Le dichiarazioni di Ciancimino vengono confermate dagli interrogatori dei pentiti.”

La serata si è conclusa con alcune domande del pubblico e con la dichiarazione di Massimo Ciancimino: “non voglio essere eroe, poiché l’eroe è stato Peppino Impastato, anche se per essere riconosciuto tale, si è dovuto attendere 22 anni.”

INTERVISTA DI PANORAMA A CIANCIMINO JR nel dicembre 2007

Commenti 

 
#1 mah 2010-06-05 23:31
perchè si è saputo di questa presentazione così tardi?
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