Sabato, 27 febbraio, presso la “Cantina di Spazio” di “Spazio Libri”, a Putignano, c'è stata la presentazione del libro “I Ragazzi del Mucchio” di Silvio Bernelli, edito dalla casa editrice Sironi. Negli anni ottanta, lo scrittore e bassista Bernelli faceva parte dei gruppi Punk Hardcore “Declino”, “Negazione” e “Indigesti” della difficile Torino.
Il libro non parla di musica, ma dei sogni di un mucchio di ragazzi, più o meno adolescenti, che, agli inizi degli anni ottanta, scoprono la musica come modo per urlare la loro rabbia e perseguire la loro strada, che li porterà in America, dove avranno anche dei riconoscimenti e un certo successo.
È la storia di avventure musicali, ma soprattutto di amicizia, di amori nati e finiti, di solidarietà tra amici che hanno vissuto esperienze importanti in un momento particolare della vita di tutti noi: l'adolescenza e l'affacciarsi al mondo.
Il Punk Hardcore è un tipo di musica, oltre che uno stile di vita, graffiante, urlato, veloce, arrabbiato, difficile da ascoltare, per certi versi, ma che significa: io ci sono, urlo perchè voglio che mi vediate, e “aggredisco” la società con la musica perchè non la riconosco e non mi riconosco in lei.
In genere il Punk, e soprattutto quello hardcore, viene indicato come appartenente alla sinistra extraparlamentare, in America, come anche nel Regno Unito, era un modo per protestare contro la politica di Reagan, o del Governo. Nella Torino degli anni ottanta, è vero ciò?
“Non proprio: c'erano sicuramente persone che guardavano con simpatia a sinistra, ma in realtà l'hardcore era di tipo anarchico, suonato e ascoltato da ragazzi che volevano farsi sentire e che “odiavano” la società che li circondava”.
La storia de “I ragazzi del mucchio” è inventata?
“E' una storia vera. E' la storia di un gruppo di ragazzi che hanno vissuto quell'esperienza musicale e che anch'io, che facevo parte del mucchio, ho vissuto in prima persona. Ho scritto, è vero, in prima persona, ma dopo molti anni che sono successi i fatti (1981-1987): ho cominciato a scrivere nel 1999 perchè volevo che la storia, anche se vissuta da me, fosse estrapolata dalla realtà e fosse rivissuta con un certo distaccamento”
E ora, i “Ragazzi del mucchio cosa fanno”?
“Alla fine degli anni ottanta, avevamo raggiunto ormai i venticinque anni, e l'età adulta incombeva: alcuni ora fanno tutt'altro e, magari lavorano per la Pubblica Amministrazione, altri invece sono rimasti nell'ambito musicale, creando anche motivetti pubblicitari, altri ancora, invece, delle loro passioni ne hanno fatto arte.”
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