La Compagnia Teatrale putignanese “Primo Teatro”, in collaborazione con le Associazioni Culturali “Most za Beograd” e “L’Isola che non c’è”, presentano “Jasenovac omelia di un silenzio - 1941-45: l’infernale dittatura Ustasa in Jugoslavia” il 27 e 28 gennaio 2010 alle ore 21:00 presso “La Vallisa”, Piazza Ferrarese n°4, Bari.
L’opera teatrale sarà narrata dal putignanese Dino Parrotta.
LA TRAMA - Jasenovac è stato un campo di sterminio di ebrei, serbi, zingari; dove hanno perso la vita circa 74.000 bambini di età compresa fra zero e 15 anni. E’ una delle pagine più terribili della seconda guerra mondiale. Gli Ustasa hanno trucidato 700.000 persone in nome della pulizia etnica e tutto questo per anni è stato taciuto. In Italia è un argomento tabù, assolutamente assente nei programmi scolastici.
Lo spettacolo, per attore solo e video nato nel febbraio del 2009 in occasione delle commemorazioni della Giornata della Memoria, si rivolge in particolar modo ai giovani.
Assistiamo nei nostri giorni alla crescita di gruppi giovanili che “si divertono” a cantare e agire secondo la logica dello sterminio e della pulizia etnica, come se la vita umana non avesse alcun valore. Compito della conoscenza della storia è scuotere simili tendenze, per offrire un momento di osservazione e autocritica collettiva.
La pluralità dei linguaggi espressivi utilizzati favorisce un rapporto diretto attore-pubblico, una comunicazione, che lasciando da parte gli standard della prosa classica, cerca una via comunicativa in grado di catturare, coinvolgere, immergere lo spettatore nell’azione scenica.
Un racconto di silenzi, parole, suoni, immagini, musica, teatro/danza, video, maschere.
Un racconto che mira all’anima, a scuotere le nostre (in)consapevolezze.
Un racconto che vuol essere un grido, per segnare la nostra memoria…per dar voce al silenzio!
Il rapporto con la Puglia... le atrocità ustascia lasciavano impietriti le stesse truppe naziste e fasciste. Le truppe italiane pur essendo amici dei croati misero in salvo centinaia di ebrei e serbi, creando il malcontento ustascia. Centinaia sono i profughi che giungono a Bari; a Carbonara vengono allestiti campi di accoglienza per slavi, così come a Barletta e Gravina di Puglia.
Filo conduttore dello spettacolo è l’ipocrisia: il racconto di chi ha preferito il silenzio alla denuncia, di chi mascherava la sete di dominio con ideali e pensieri che nulla hanno a che vedere con i fondamenti a cui gli stessi ideali fanno riferimento.
I testi dello spettacolo sono una raccolta di testimonianze, documenti, dichiarazioni delle vittime e dei carnefici. Il video contribuisce alla conferma di quanto è “raccontato” (estratti di video originali dell’epoca, foto di archivio), altresì si fa grido silente di quanto l’uomo possa perdere la propria dignità e manifestarsi nella più inverosimile violenza.
LA VALLISA - La chiesa della purificazione, meglio nota come la "Raveddise" e cioè dei ravellesi, è un monumento di origine romanica legato, come tanti altri, ad una comunità etnica qui impiantatasi fin dal secolo nono.
In un documento del Codice Diplomatico Barese, datato 1594, viene chiamata "S.Pietro della Vallisa" e, nel 1651, solo "Vallisa". Situata nell'omonima via, all'ingresso del borgo antico, la "Chiesa della vallisa" sorge alle spalle dell'ex convento dei benedettini.
Nel 1986 il progetto è stato portato a termine grazie all'impegno operoso dell'Arciconfraternita di S.Anna, con il coordinamento della Commissione Diocesana per la Musica Sacra, che hanno consentito il recupero di uno dei più antichi luoghi di culto della città, in prestigioso contenitore culturale.
Una struttura polifunzionale, (dotata di 150 posti a sedere) che serve da auditorium per la musica, da centro di cultura e arte, da luogo di raduno, di incontro e di sperimentazione, a disposizione di tutti, in special modo dei giovani e di coloro che, pur avendo talenti, non trovano la possibilità di esprimerli e di metterli a disposizione della comunità.
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