La cittadina di Putignano ha dato l’ultimo saluto a Nicola Simone Giovanni, 27 anni, militare dell’esercito in quel di Spoleto, rientrato da qualche settimana da una missione nei Balcani e deceduto sabato mattina, a seguito di un incidente stradale con la sua Moto Guzzi 1100 sulla Putignano – Castellana.
La Chiesa Madre di San Pietro Apostolo, gremita di persone incredule e commosse, ha fatto da cornice al sentissimo saluto finale, alla quale hanno partecipato le autorità civili e militari cittadine, i tanti parenti, amici, compagni e conoscenti di Putignano, oltre che al comandante dell’Esercito di Spoleto, assieme ai suoi colleghi e commilitoni di missioni.
Resterà impressa nelle nostre menti: la Santa Messa, celebrata dal cugino don Andrea Simone, affiancato dall'arciprete Don Battista Romanazzi e da Padre Francesco, la bara ricoperta dal tricolore e le sue medaglie, il suo viso sorridente, i suoi occhi blu e la sua bontà.
Don Andrea ha espresso il suo pensiero su una società che etichetta la moto, come il valore più alto di una bella gioventù, il quale non offre più il calore di una gioventù solidale da vivere nella spensieratezza, ma un patibolo, un massacro che ogni giorno si ripropone lungo vie e strade cittadine. Una società che offre solo l’apparenza, che bypassa il dolore, offrendo falsità e menzogne e che si sostituisce a quella semplicità che contraddistingueva la nostra infanzia, quando con due tavole ed un pallone si segnavano i solchi del nostro vivere genuino tra le vie di una campagna.
Don Andrea ricorda il suo caro cugino così: “… tu eri quello dei petardi in un tegame sotto il letto dei tuoi compagni di caserma, tu eri quello dei cappottini, tu eri quello dall’abbraccio caloroso e, mi ripeto, del sorriso confortante”.
Infine, don Andrea conclude la sua liturgia della parola, rivolgendosi ai ragazzi e a tutti coloro che si sentono giovani dentro: “… quante volte ancora una mamma ed un papà dovranno piangere per il nostro vivere senza speranza, per il nostro abbandonarci, arrenderci, ingabbiarci dentro a luoghi e situazioni di morte, trappole disumanizzanti che partono dalla velocità stradale ed arrivano alle logiche errate e dissacranti di alcol e di droga. Basta! Sia il coraggio e l’amicizia di Nicola a dare una svolta alla nostra vita, un cambiamento radicale, nella vita, nelle cose di ogni giorno e ma soprattutto nella fede”.
Durante la funzione religiosa, l’arciprete Don Battista Romanazzi ha ricordato di averlo battezzato nel lontano 18 giugno 1983, ad esattamente un mese dalla nascita, ovvero il 18 maggio 1983. Successivamente a distanza di 27anni, il signore l’ha chiamato a sé nel mese della sua nascita.
Il comandate dell’esercito di Spoleto, un secondo padre per i ragazzi, ha annunciato che Nicola non sarà dimenticato, resterà nei nostri cuori nonostante la sua morte con la piantumazione in caserma di un albero che ricorderà il nostro Nicola a tutti i commilitoni dalla mattina alla sera, come fatto in passato con un suo collega Alessandro, anch’esso deceduto a causa di un incidente stradale.
La redazione di PutignanoWeb.it esprime le più sentite condoglianze alla famiglia Simone.
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