Un’infezione che potebbe aver contratto in sala operatoria, ma diagonosticata in ritardo dai medici sarebbe la causa del decesso di una ragazza di Noci di appena 22 anni.
Ne sono convinti i genitori di Antonella Mansueto, la povera vittima di un presunto caso di malasanità, che hanno presentato un esposto in Procura. Il fascicolo, adesso, è nella mani della pm inquirente, Angela Morea, che ha dato mandato alla polizia giudiziaria di acquisire le cartelle cliniche e identificare i medici che potrebbero essere coinvolti in questa vicenda.
Antonella era una brillante studentessa di Farmacia, il suo calvario inizia dopo una banale operazione, effettuata dal chirurgo Sebastiano Calò (e non Aldo Calò come riportato erroneamente in precedenza ndr). La ragazza il 4 dicembre dell’anno scorso entra nella sala operatoria dell’ospedale di Putignano per asportare una piccola ciste al coggice, l’ultimo osso della colonna vertebrale. Un intervento di routine, la rassicurano i camici bianchi. Ed in effetti tutto fila liscio, l’operazione viene portata a termine con successo e la ragazza viene dimessa 24 ore dopo l'intervento. Ma è in quel momento che inizia il suo calvario.
La 22enne si accorge che la ferita non si rimargina e inizia ad emanare anche cattivi odori, dovuti probabilmente al pus. La studentessa si preoccupa, ma durante i controlli e le medicazioni i camici bianchi la tranquillizzano. “E’ tutto normale, non c’è da spaventarsi”, le dicono ancora. Solo un medico intuisce che qualcosa non va e consiglia ad Antonella di farlo notare anche al camice bianco dell’ospedale che l’aveva in cura. Ma nulla, alla vittima continuano a dirle che non ci sono anomalie.
Trascorrono due mesi e le condizioni della ragazza peggiorano, il 6 febbraio la febbre tocca i 42 gradi. I genitori contattano il medico di guardia di Noci che rassicura la famiglia: “E’ un’influenza, prenda la tachipirina”, si sentono dire. Ma Antonella sta male, ha quasi perso conoscenza, e la mattina successiva la mamma chiama il medico di famiglia pregandolo di andare a visitare la propria figlia. Il dottore si catapulta a casa della paziente e subito si rende conto che la 22enne è grave.
In ambulanza, viene trasportata all'ospedale di Putignano. Dopo sei ore il terribile responso: setticemia diffusa. Da Putignano viene trasferita in rianimazione al Miulli di Acquaviva delle Fonti, le sue condizioni peggiorano di ora in ora, fino a cadere in coma. Viene contattata un’equipe medica di Bologna, che opera la ragazza lo scorso 22 marzo amputandole le gambe e le dita delle mani, nell'estremo tentativo di salvarle la vita. Ma non c’è più nulla da fare, Antonella lotta fino al 26 marzo, quando l’infezione prende il sopravvento su di lei e una trombosi arteriosa la uccide.
Secondo una perizia fatta dal medico legale, la ragazza potrebbe aver contratto l’infezione in sala operatoria, durante l’asportazione della ciste.
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Commenti
I post sono tanti, con diverse sfumature di pareri dai più miti ai più violenti. Non mi sembra che il mio appartenesse a questi ultimi. Nei tuoi interventi, rispettabili ed a modo tuo argomentati, si rileva una velata colpevolizzazione verso chi semplicemente "dà una notizia" di reato. Basta questo per attivare tutti i tuoi strali ultragarantisti. Io le notizie le voglio sapere e chi compie attività pubbliche (dai medici ai casari) devono sapere che detengono responsabilità maggiori dei privati cittadini, e che potrebbero trovarsi esposti al pubblico giudizio se ci sono indizi di reati o malefatte. Il cittadino deve fare di tutto per attingere ai dati reali che vengono forniti, formarsi un suo giudizio, che non deve trasformarsi in gogna o ostracismo. Ma certo non può non attivare il suo senso critico e trarre delle opinioni che sono: di amarezza verso una vita quasi inspiegabilmente spezzata - oppure, proporzionalmente molto più in basso: nel decidere di non comprare mai più mozzarelle da un certo caseificio.
E tra un anno, quando la Procura scagionerà i nostri chirurghi e il Dott. Calò per non aver commesso il fatto, tutti questi SCIACALLI dove staranno!
Quando poi va tutto bene, anche dopo un intervento molto difficile che il chirurgo (oppure ortopedico, ginecologo o oculista) rischia la propria serietà professionale, i parenti dimostrano la loro soddisfazione in forma più blanda che non quando va male. Cerchiamo di essere obbiettivi e sinceri.
Sicuramente la ragazza avrà firmato il famoso "consenso informato", quindi ha assunto a sè la responsabilità di essere sottoposta all'intervento.
Stando a ciò che hanno riferito gli amici, che l'hanno vista bene, allegra, divertirsi, propende per uno stato di salute ottimo. E' sicuro che non abbia commesso qualche irregolarità nell'igiene personale durante la fase di guarigione della ferita? (doccia, bagno o quant'altro?).
Non voglio assolutamente sostituirmi a nessuno (stanno indagando appropriatamente gli inquirenti e lasciamoli lavorare serenamente). Purtroppo quando accade una cosa del genere, tutti si scagliano contro chi ha cercato di fare il proprio dovere.
Ripeto, ai genitori va sempre la sincera e totale solidarietà, ma quando il diavolo ci mette la coda per lo mezzo, NON possiamo farci nulla.
ASPETTIAMO la conclusione delle indagini.
Se "qualcuno" avrà sbagliato, sicuramente sarà punito.
Errare è umano, ma in ambito medico, chirurgico per la precisione, non è tollerabile un errore specialmente in casi di interventi "semplici" come questo.
Tuttavia il fatto è ancora tutto da accertare, dispiace per la ragazza (che ha la mia età) ma talvolta la situazione non è come viene riportata dai giornali.
Fa riflettere il commento pubblicato da Ale (presumo suo amico) in cui dice di averla vista ballare, ridere e scherzare senza problemi solo 8 giorni prima del ricovero d'urgenza quando la versione della famiglia riporta febbre a 42° già 2 mesi prima del decesso...
Mi sembra altrettanto stupido associare l'accaduto al tentativo di velocizzare la chiusura (che in realtà sarà una riconversione) dei piccoli ospedali: signori, spero accada il più presto possibile, ma non c'entra nulla con la morte di questa ragazza.
Ah, e prima di librarvi in ardite diagnosi e di presentare presunte "chiarissime" evidenze, sentite uno scemo: "di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere".
Comunque mi associo vivamente al dolore della famiglia e mi auguro che alla fine emerga la VERITA’ e che non sia tutta una manovra “sporca” di qualche legale per far soldi!!!!
Tutto può accadere; a tutti dispiace quando una vita, specialmente giovane, ci lascia, ma bisogna sapere bene il "perchè".
Purtroppo il "perchè" di quante giovani vite ci lasciano il sabato notte, lo sappiamo; nonostante i moniti, gli appelli, le campagne di prevenzione, dicono di essere "adulti e vaccinati".
Intanto il dolore immane dei genitori e amici, resta per sempre.
Ripeto, il motivo ancora non si sa con certezza.
ASPETTIAMO!!!
Abbiamo di nuovo bisogno di politici eroi, martiri per il bene delle comunità. Ragazzi puliti, sereni e capaci di mandare a fanculo il "vecchio sistema politico". Dobbiamo ricominciare da quel poco che la storia ci ha conservato, altrimenti è la fine... facciamolo per i nostri figli.
Perchè davvero stento a credere che ci sia un medico che di fronte ad una febbre a 42° spedisca un paziente alla casa invitandola a prendere una novalgina è qualcosa di allucinante! Non ho mai sentito di normali influenze che provochino una febbre a 42°!
Allo stesso tempo mi chiedo come è possibile con 42° ritornare a casa...
...e poi, non per fare l'avvocato del diavolo, ma mi chiedo...perchè passare tanti mesi dietro ad una guardia medica prima di rivolgersi al proprio medico curante! Che li teniamo a fare?