La CGIL ha proclamato per martedì 6 Settembre uno SCIOPERO GENERALE NAZIONALE di 8 ore per protestare contro la manovra del Governo che, non avendo il coraggio di far pagare ai signori della speculazione e dei grandi patrimoni, continua a colpire i soliti deboli del nostro Paese (lavoratori, pensionati e famiglie), ma particolarmente i pensionati, le lavoratrici e i lavoratori dipendenti pubblici e privati, le donne.
Due manovre economiche in un mese. Ingiuste, sbagliate, che impoveriscono i lavoratori e i pensionati, affondano il Mezzogiorno, tagliano i servizi, la sanità, l’assistenza, violano il contratto nazionale e lo statuto dei lavoratori, discriminano i disabili e non toccano i privilegi dei politici.
La CGIL per cambiare la politica economica del governo Berlusconi ha proclamato lo sciopero generale per martedì 6 settembre. In tutta le città d’Italia sono previste manifestazioni e cortei per rilanciare la proposta alternativa della CGIL. Una proposta che contrasti la crisi, ma che stimoli la crescita e l’occupazione giovanile. Che faccia pagare di più a chi ha di più e chi non paga mai. CAMBIARE LA MANOVRA per dare un futuro al Paese e investire sull’istruzione, sulla ricerca e sull’occupazione dei giovani.
La CGIL di Putignano, rinvigorita dall’insediamento del neo segretario Donato Mastropietro, invita tutti i lavoratori, le lavoratrici, gli studenti, i pensionati e i disoccupati a recarsi a Bari (partenza Corteo da Piazza Castello) per partecipare alla manifestazione regionale della CGIL.
Da Putignano partirà un pullman alle ore 8.00 da Piazza XX settembre, alla quale prenderà parte anche il sindaco di Putignano, avv. Gianvincenzo Angelini De Miccolis. Chiunque volesse recarsi a Bari con il pullman per partecipare alla manifestazione può aderire gratuitamente chiamando il 333-5657291.
La proposta della CGIL per la crescita, l’occupazione, l’equità e la giustizia
- un piano strutturale di lotta all’evasione fiscale e al sommerso programmando una riduzione dell’evasione fiscale e contributiva (oggi pari a 130 mld €)
- imposta straordinaria sui Grandi Immobili il cui valore patrimoniale, al netto dei mutui, superi la soglia degli 800.000 euro, con aliquota fissa dell’1% nel 2012 (gettito massimo potenziale di circa 12 miliardi di euro).
- introduzione di un’imposta ordinaria sulle Grandi Ricchezze pagata solo sulla quota che eccede gli 800.000 euro (gettito potenziale di circa 15 miliardi ogni anno).
- una sovrattassa straordinaria sui capitali già sanati con lo Scudo Fiscale ma non rientrati dall’estero (si potrebbe determinare un contributo di 9 miliardi di euro).
- rimodulare la Tassa di successione modificandone i criteri attualmente in vigore (riferimenti catastali; inserimento di un principio di progressività; etc.), cancellare l’esclusione dei patrimoni redditizi (Gettito di circa 2 miliardi di euro l’anno).
- Una corretta riduzione dei costi della Politica (risparmio di spesa immediato fino a 8,5 miliardi di euro):
- taglio lineare ed immediato di tutti gli emolumenti, indennità e “vitalizi” di politici e amministratori pubblici;
- forte riduzione delle “auto blu”;
- sospensione fino al 2014 delle “consulenze” in tutta la PA;
- introduzione di un tetto retributivo e previdenziale per le alte cariche dello stato;
- riduzione delle società che non producono servizi collegate agli EE.LL. e del numero di amministratori delle società di servizi.
Con queste risorse la CGIL propone di:
- costituire un Fondo per la Crescita e l’Innovazione e investire circa 1 miliardo di euro ogni anno per un incentivo diretto per l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro.
- sostenere redditi e consumi attraverso la riduzione strutturale del prelievo fiscale sui redditi da lavoro e da pensione.
La CGIL si batte contro le scelte del Governo che:
- attua nuovi tagli alle Amministrazioni Centrali e agli Enti Locali che riducono i servizi pubblici e colpiscono ancora i redditi medio-bassi e le persone in condizione di povertà.
Per “compensare” i tagli si prevede che Regioni e Comuni possano aumentare l’aliquota dell’addizionale IRPEF, gravando innanzitutto sui lavoratori dipendenti e pensionati. - sulla sanità conferma i tagli di luglio e l’introduzione del ticket di 10 €.
- continua l’accanimento verso il lavoro pubblico: dopo il blocco dei contratti di lavoro e il blocco delle retribuzioni, si mettono in discussione le tredicesime, si pagano con due anni di ritardo le indennità di buonuscita, si inaspriscono le regole sulla mobilità, trasferimenti ed aspettativa.
- colpisce il sistema previdenziale a cominciare dal pensionamento per le donne e dal progetto di intervenire su anzianità, invalidità e reversibilità. Inoltre, viene allargata anche al comparto Scuola la decorrenza posticipata del pensionamento (ritardo di 1 anno).
- porta un altro colpo all’area della disabilità con misure sul collocamento che rischiano di costruire veri e propri “ghetti” per i lavoratori disabili nelle imprese private e negli Enti pubblici.
- predispone un obbligo oggettivo a privatizzare i servizi pubblici in contraddizione con l’esito dei referendum.
- introduce norme sulla contrattazione che rappresentano un attacco all’autonomia delle Parti ed una pesante ed inaccettabile violazione dello Statuto dei lavoratori, un attacco al Contratto nazionale, per giunta con la retroattività del salvataggio di quanto avvenuto alla Fiat, anche con profili di incostituzionalità.
- modifica l’art. 41 della Costituzione con la pretesa, non richiesta, di eliminare ogni regola al comportamento delle imprese.
- cancella l’identità, la memoria e gli ideali del Paese attraverso lo spostamento delle festività infrasettimanali civili.
- non introduce interventi significativi per colpire chi non ha mai pagato.
Il Governo non vuole aggredire la rendita e le grandi ricchezze e ripropone, oltre ai tagli, le vecchie e fallimentari politiche, colpendo soprattutto lavoratori e pensionati.
Si prevede, in modo inaccettabile, con la Delega su assistenza e fisco, di fare cassa con una stretta sulle pensioni d’invalidità, sull’indennità di accompagnamento e sulle pensioni di reversibilità, oppure riducendo le detrazioni per il lavoro dipendente, per il reddito da pensione, e le agevolazioni legate al TFRe agli assegni al nucleo familiare.
La CGIL richiede la modifica delle norme che attaccano le condizioni del lavoro abolendo:
- gli interventi sulla contrattazione;
- lo spostamento delle festività civili;
- le norme che prevedono lo stravolgimento del collocamento obbligatorio dei lavoratori disabili;
- le nuove norme che riguardano i lavoratori pubblici;
- i tagli alla Sanità;
- le misure previste per il sistema previdenziale;
- i tagli agli Enti Locali.
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