Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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MARGHERITA CIERVO: ''L'ACQUA È UN BENE PUBBLICO, MA…''

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L’incontro con Margherita Ciervo, tenutosi ieri sera nella Sala Consiliare, è iniziato con una breve presentazione di Emiliano Montanaro del Comitato dei Beni Comuni di Putignano, che ha salutato e ringraziato le associazioni e i partiti che hanno partecipato all’iniziativa: Legambiente Circolo Verde Città Putignano, Pax Christi, Unaterra, La Goccia, UISP ’80, Cittadinanzattiva, Federazione della Sinistra, Sinistra Ecologia e Libertà, Partito Democratico, Italia dei Valori, Partito Socialista Italiano.

Emiliano ha sottolineato come sul referendum dell’acqua si sono mossi giornali dall’Osservatore Romano a Famiglia Cristiana, perché sull’acqua c’è “una situazione d’interesse più per pochi, che un vero e proprio bene comune, una risposta pubblica, per molti”. Quindi ha presentato Margherita Ciervo ricordandola per la sua presenza all’ultima puntata di Annozero.

Il libro Geopolitica dell’Acqua è alla sua seconda edizione, ampliata con un capitolo focalizzato sulla situazione italiana, perché in Italia la privatizzazione dei servizi idrici, è stata compiuta non sulla base di una scelta governativa, ma sulla base di una vera e propria mistificazione. Il libro è svolto in base alla ricerca scientifica, compiuto dalla ricercatrice anche in Bolivia, dopo la guerra dell’acqua nel 2004, dove il governo con l’appoggio di alcune multinazionali privatizza non solo i servizi idrici, ma anche la risorsa “con un divieto per i contadini e gli indigeni di raccogliere l’acqua piovana o estrarre l’acqua dal sottosuolo”. La guerra terminò con la vittoria sociale che riavviò il processo di ripubblicizzazione, ma la rivolta popolare che inizia contro l’aumento delle tariffe, finisce per riappropriarsi dell’acqua ma anche di tutte le altre risorse, creando una nuova costituzione nella quale i beni naturali sono dichiarati beni comuni e possono essere gestiti solo nell’interesse della collettività.

Alla domanda che in Italia col decreto Ronchi avverrebbe però solo la privatizzazione del servizio e non della risorsa, Margherita specifica che “è  vero che in Italia l’acqua è un bene pubblico, ma per essere utilizzata per bere, deve essere captata, depurata, distribuita: quindi dire che si privatizza il servizio idrico si privatizza questa fase per l’obiettivo del profitto”. E specifica che “la formula del profitto è uguale ai ricavi meno i costi: quindi significa che l’acqua se la captiamo la finalizziamo al conseguimento di quel guadagno. A prova di smentita dove si sono aperti i processi privati in tutte le mie ricerche dirette e indirette, sul prezzo del servizio non viene più caricato solo il costo,  ma verrà caricato anche necessariamente il profitto.  E i costi contratti hanno portato ad un peggioramento dei consumi.”

Quindi dati alla mano del COVIRI (commissione ministeriale di vigilanza sulle risorse idriche) mostra come gli investimenti dal 2003 al 2006 si siano contratti, passando da 2miliardi di euro durante la gestione pubblica, a 700milioni di euro nella gestione privata, di cui solo il 49% di è stato effettuato. Due terzi in meno rispetto al pubblico. E questo quando l’Unione Europea non ha mai obbligato alla privatizzazione dei servizi idrici ed un esempio è Parigi, sede delle più grandi multinazionali dell’acqua (Veolià e Suez) dopo 25 anni di servizi idrici privati è passata al pubblico, perché anche lì si rende conto che i costi sono aumentati, i servizi sono peggiorati e gli investimenti si sono contratti. Multinazionali presenti in 120 paesi al mondo e la Veolià ha un fatturato da sola, di 33miliardi di euro, un giro d’affari superiore al 62% dei paese censiti da The Economist. Un potere economico quello di tutte le multinazionali quindi che fa pressione sia sui paesi industrializzati quanto di quelli del sud del mondo, che spiega come il potere economico si trasforma in reale potere politico.

Il dibattito è durato molto a lungo a cui hanno seguito le domande e la curiosità dei presenti. Alla fine Margherita ha voluto sottolineare l’importanza non di “convincere qualcuno, ma di dare le informazioni, perché nessuna persona di buon senso può non rendersi conto della situazione”.

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