Venerdì 15 aprile si è concluso il ciclo organizzato dall’associazione culturale “La Goccia” sui mestieri antichi. L’ultimo maestro ospitato è stato il calzolaio Pietro Romanazzi.
Durante il suo discorso sulla storia, il presidente dell’associazione Pinuccio Mangini ha detto che le scarpe sono un accessorio molto antico, risalente al I°millennio avanti Cristo: “con gli Assiri le calzature sono diventate quasi di uso comune, ma con il popolo ebraico hanno assunto grande importanza e particolarità: sulla suola della scarpa venivano incisi il profilo e le iniziali della persona amata in modo che, qualora si calpestasse un terreno morbito, rimanessero incise le caratteristiche della persona del cuore insieme all'orma”.
“Con i Romani, invece, sono diventate di uso comune e le calzature si sono differenziate a secondo dell'uso. Basta pensare che l’imperatore Caligola ha preso il proprio nome perché indossava le “caligae”, sorta di calzature usate prevalentemente dai soldati – conclude il presidente Mangini”.
Quando la parola è passata al sig. Romanazzi, ci si è lasciati andare ai ricordi: “l'apprendistato cominciava all'età di sei anni, e il primo lavoro era raddrizzare i chiodini usati che venivano riutilizzati. Il calzolaio non solo riparava le scarpe, ma le faceva ex novo: per rendere la scarpa confortevole si prendevano tre misure con una fascetta di carta: la lunghezza del piede, la circonferenza del petto del piede e la misura della caviglia. Successivamente, si costruiva la scarpa prendendo come guida una forma di legno. Qualora il cliente avesse dei difetti al tallone, veniva disegnato il profilo del piede su un foglio per personalizzare la scarpa e renderla ancora più confortevole”.
“La suola - ha ricordato il Romanazzi - che era sempre di cuoio, veniva collegata alla tomaia, in vitello o in capretto per i più abbienti, prima con colla fatta di acqua e farina, e poi cucita con lo spago. Per tagliare si usava la “lesina” ('a sogghie), e per le rifiniture si usavano prevalentemente attrezzi in ferro”.
Il primo paio di scarpe è stato costruito dal sig. Romanazzi all’età di 14 anni, anche se con qualche difetto. Infine, la scarpa veniva lucidata con fuliggine e sputo o con il grasso animale.
“La cosa che mi è rimasta più impressa - ha ricordato il calzolaio - è che, quando sono andato in Svizzera negli anni '50, il lavoro lì era completamente diverso da qui: a Putignano i calzolai lavoravano seduti, facevano tutto a mano, in Svizzera, invece, il lavoro era semi automatizzato, e c'erano già le piccole botteghe nei grandi supermercati che effettuavano veloci piccole riparazioni”.
Durante la serata, per ringraziare la FIDAS per l'ospitalità concessa, il presidente Mangini ha consegnato al sig. Domenico Santoro, presidente dell'associazione donatori di sangue di Putignano, una formella in legno creata dall'artista Di Bello e raffigurante la chiesetta della Maddalena, simbolo de “La Goccia”.
Il prossimo appuntamento è per il prossimo 8 maggio 2011, per una passeggiata nelle campagne putignanesi: partendo da viale Re di Puglia, nei pressi delle grotte di Putignano, ci si recherà, a piedi, per le vie campestri, per poter ammirare la pietra locale che parla, si legge e respira. Inoltre, con la collaborazione del maestro trullaro Giuseppe Miccolis si potrà ammirare la lavorazione della pietra usata per costruire case di campagna, muretti a secco e soprattutto trulli. Alla passeggiata potranno partecipare anche portatori di handicap e disabili.
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