È proprio vero che chi non viaggia non conosce il vero valore degli uomini, delle diverse culture, il valore stesso di un mondo che non basta studiare attraverso la carta plastificata delle cartine geografiche, ma è necessario esplorare direttamente affinché si ristabilisca l’armonia originaria fra uomo e natura.
Meta: Turchia!!! Il nostro meraviglioso viaggio si è articolato in sei giorni, 144 ore che hanno scandito la frenesia con cui una miriade di esperienze ci hanno travolto irrimediabilmente in una cultura sconosciuta che ha destato in noi un entusiasmo tale da far aumentare vertiginosamente il livello della nostra curiosità! Le altre scuole straniere partecipanti al progetto Comenius ci stavano aspettando con ansia all’aeroporto di Istanbul, ma non c’è stato molto tempo per le presentazioni tra di noi, dal momento che eravamo diretti sul pullman che ci avrebbero portato alla città turca sede del progetto.
Sin da subito abbiamo legato con i ragazzi stranieri e persino le 6 ore di pullman che ci separavano da Canakkale, che inizialmente sembravano interminabili, sono trascorse in fretta anche se, l’impatto con una nuova cultura, almeno inizialmente, ci spaventava un po’. Tuttavia quel timore che ci aveva accompagnato per le ultime ore di viaggio è svanito non appena dal pullman abbiamo riconosciuto i ragazzi turchi che da fuori ,infreddoliti, ci salutavano dolcemente e con un gran sorriso stampato sui volti.
Ci hanno subito presi per mano e portati nelle loro case e tra noi c’è stata subito una grande sintonia: abbiamo trascorso ore a dialogare, chi davanti al computer, chi in salotto, chi davanti ad una tavola imbandita che nonostante il tardo orario, le famiglie avevano preparato tanto gentilmente. La stanchezza di una giornata trascorsa in viaggio si è fatta sentire e siamo andati a letto, un po’ intimoriti di trascorrere la prima notte fuori, cosi lontano da casa.
Il mattino seguente ci siamo incontrati a scuola con tutti i ragazzi partecipanti al progetto ed è stato entusiasmante scoprire come, nonostante lingue, culture e religioni differenti, non siano poi cosi grandi le differenze tra di noi: stando insieme e conversando ci si accorge di quanto simili siano i modi di divertirsi. Di ciò abbiamo preso atto anche i pomeriggi e le sere in cui eravamo liberi dagli impegni “ufficiali” del progetto: i ragazzi turchi che ci ospitavano, per rendere piacevole il tempo, ci hanno portato nei posti che frequentano di solito,preoccupandosi di farci divertire il più possibile. E ci sono riusciti alla grande dal momento che abbiamo trascorso le nostre serate nel pub più frequentati di Canakkale dove la musica adatta e la giusta compagnia hanno contribuito a rendere il nostro viaggio sempre più piacevole.
I bei momenti tuttavia non sono stati solo quelli, ma anche quelli trascorsi con le professoresse e le varie guide che ci hanno accompagnato, in genere in mattinata, nei posti più curiosi e importanti della città turca: la “torre dell’orologio”, che rappresenta il “centro” di Canakkale, una tipica sinagoga, difficilissima da trovare dalle nostre parti, una moschea, tipico luogo di culto mussulmano nel quale non è possibile entrare se non a piedi scalzi e con il capo coperto. Molto interessante è stata anche l’escursione nell’ antica città di Troia: abbiamo raggiunto la nostra meta in una ventina di minuti e subito è balzato ai nostri occhi un enorme cavallo di legno, ricostruzione dell’antico marchingegno, secondo la leggenda, abilmente inventato dai greci per espugnare la città di Troia.
Dopo aver scattato innumerevoli fotografie al sito archeologico della città, cosa alquanto emozionante dal momento che tutti eravamo consapevoli dell’importanza storica di Troia (luogo di innumerevoli battaglie descritte nell’Iliade) , ci siamo diretti ad Assos, altra cittadina rilevante dal punto di vista storiografico. Magnifico è stato ciò che abbiamo visto dinnanzi ai nostri occhi appena scesi dal pullman: uno strepitoso paesaggio incorniciato da un’enorme distesa di mare, reso ancor più bello dal sole che quel mattino spendeva nel cielo e rendeva il clima mite,quasi primaverile.
Il nostro obbiettivo era quello di raggiungere la sommità dell’acropoli da cui avremmo potuto ammirare una strepitosa vista del golfo dell’Edremit: essendo in altura ci è toccato percorrere una ripida salita di curve, prima di arrivare in cima, dove lo strepitoso panorama valeva decisamente la faticosa scalata. Per fortuna le nostre macchine fotografiche erano ancora sufficientemente cariche da riuscire a immortalare, per quanto possibile, quella vista tanto straordinaria da lasciare tutti a bocca aperta.
Quel pomeriggio la stanchezza si è fatta sentire in modo particolare e non appena rientrati, i nostri “accompagnatori” ci hanno portato a casa, consapevoli del riposo di cui tutti avevamo bisogno: era il quarto giorno che trascorrevamo in Turchia e pian piano nel nostro cuore faceva capolino quella malinconia nata dalla consapevolezza del poco tempo che mancava alla nostra partenza.
La serata più emozionante è stata, ovviamente, l’ultima, quando con le famiglie (sempre più apprensive, sempre più dolci e gentili) ci siamo recati in una grande sala di una bellissima scuola alberghiera, nella quale le nostre professoresse attendevano il nostro arrivo: ogni nazione aveva allestito con grande cura uno stand con l’intenzione di rappresentare al meglio il proprio Paese; davanti ai nostri occhi si allungava un lungo stand colmo di pietanze tipiche e prodotti tradizionali, tra le quali Putignano, con le sue prelibatezze e i riferimenti al carnevale, ha avuto grande successo, del quale eravamo più che sicuri.
Intanto una lunga tavolata era stata allestita alle nostre spalle per la cena, dopo la quale ha avuto inizio il momento più divertente della serata:il centro della sala è stato liberato e i ragazzi turchi hanno prima messo in scena una “henna night”, ovvero la cerimonia della promessa di matrimonio e subito dopo hanno iniziato a ballare sulle note della loro musica tipica, coinvolgendoci alla grande,come del resto avevano fatto per tutta la nostra permanenza nel loro paese.
E’ stato straordinario osservare come questi ragazzi siano fortemente legati alla loro patria, alle tradizioni di cui vanno tanto orgogliosi e così, in quella sala, cominciarono a ballare uomini e donne di qualsiasi età e con i loro sorrisi ai quali non potevamo resistere, hanno fatto ballare anche noi. Il risultato è stato sensazionale: eravamo tutti li, italiani, tedeschi, polacchi, slovacchi, spagnoli, greci, turchi e danzavamo sulle note di quella musica mai sentita prima di allora, e ovviamente ci sono state altre fotografie, gli ultimi scatti prima della partenza...e quella malinconia si faceva sempre più grande nel nostro cuore, fino a quando poi si è trasformata in lacrime, la mattina seguente, davanti al pullman che ci avrebbe riportato in aeroporto, proprio lì dove cinque giorni prima aveva avuto inizio l’esperienza più bella e significativa che avessimo mai potuto immaginare.
Caterina Meuli, Lucilla Sportelli, Davide Morelli e Giancarlo Rizzi (IVA sez. scientifico IISS Majorana)
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