Martedì 22 Maggio 2012
   
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SARANNO LE ALBICOCCHE LA COLTURA ALTERNATIVA?

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L’agricoltura prova a voltare pagina. Secondo gli operatori del settore, la monocoltura è uno dei pericoli che gli imprenditori agricoli devono sempre cercare di evitare.

Nella campagna putignanese è già una fortuna che, insieme alla cerasicoltura, si stia facendo strada la produzione dell’uva da tavola, soprattutto ‘Italia’. Durante questi ultimi anni sono state quasi del tutto cancellate coltivazioni secolari come mandorle e olive ed altri tentativi mal riusciti di colture recenti, come i kiwi.

Adesso è la volta degli albicocchi che da qualche anno vengono sperimentati  nelle nostre zone. I frutti di queste piante produttive e autofertili sono di qualità ottimale: grossi, duri, profumati, molto richiesti e con un mercato attivo e in espansione.

“Queste nuove varietà di albicocchi – ci dicono due giovani produttori locali  – assicurano il binomio quantità-qualità. E non c’è bisogno di “fare la scelta” come succede con le percoche. I frutti, che maturano il primo periodo di agosto,  hanno tutti la stessa grandezza. Così la commercializzazione è favorita. Dovrebbero andare a meraviglia, solo che bisogna che il tutto sia sperimentato e valutato sul campo. Verso Turi, Rutigliano, Mola ci sono già piantagioni di albicocchi a frutto. E ormai la campagna putignanese è circondata.”

Mettere su un albicoccheto è più semplice e meno costoso di “alzare” un ‘tendone’ di uva Italia. Indispensabile è un impianto di irrigazione. E questo perché è un frutto che matura al centro dell’estate e ha bisogno di tanta acqua.

Queste nuove varietà di albicocchi vanno a frutto in 3-4 anni. La cosa è importante perché così in pochi anni si riesce ad ammortizzare le spese iniziali di messa a punto dell’impianto.

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