Venerdì 18 Maggio 2012
   
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SABATO IN PIAZZA PER LA RACCOLTA FIRME SULL'ACQUA

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Continua la raccolta firme per la campagna referendaria “L’acqua non si vende”, il prossimo banchetto si terrà nella giornata di sabato 22 maggio a partire dalle ore 10:00 in Piazza XX Settembre a Putignano. Il comitato “Acqua per il Bene Comune” di Putignano ci ha comunicato di aver raggiunto 560 firme.

Abbiamo chiesto al referente putignanese Emiliano Montanaro se ci sono iniziative in programma: “Stiamo cercando di creare una rete nel sud-est barese per organizzare al meglio le potenzialità tra i comuni limitrofi. Al momento, abbiamo partecipato alla prima riunione organizzativa del comitato nato a Castellana e in seguito, seguiremo Noci e Alberobello – continua Montanaro. - A livello nazionale, il risultato è molto positivo, perchè abbiamo raggiunto 516.615 firme raccolte in 25 giorni di banchetti. L’obiettivo del Comitato era di 700mila firme, ma è ormai in vista e può essere superato”.

“Colgo l’occasione, per invitare tutti i nostri concittadini a rivolgersi al prossimo banchetto, per ricevere tutte le informazioni sulla campagna referendaria e per rispondere a qualunque quesito.”

LA SITUAZIONE PUGLIESE - Obiettivo raggiunto! La Puglia supera le 50mila firme stabilite come traguardo all’inizio della campagna referendaria, infatti, ad oggi dopo sole quattro settimane di mobilitazione nella nostra regione hanno firmato in 57.554. Più di un decimo delle firme in tutta Italia (516.615).

La Costituzione prevede che un referendum sia richiesto da almeno 500mila persone. I tre quesiti proposti dal Forum Italiano Movimenti per l’Acqua possono già contare su 16mila firme in più. Una porzione significativa di merito va alla Puglia, che al momento contribuisce con oltre un decimo delle firme. Sono il frutto della mobilitazione capillare delle oltre 180 associazioni riunite sotto il coordinamento del Comitato pugliese Acqua Bene Comune.

Questo successo è la dimostrazione della “sete” di informazione, partecipazione e consapevolezza dei cittadini pugliesi che, facendo la coda ai banchetti, hanno lanciato dal basso un messaggio chiaro al mondo politico ed economico: l’acqua è un bene comune e un diritto universale, deve essere gestito da enti interamente pubblici per l’interesse generale e non per il profitto o l’arricchimento.

In Puglia, poi, l’entusiasmo dell’adesione al referendum si sposa con la recente decisione della Giunta Vendola di inviare al Consiglio come primo ddl della legislatura, un testo che prevede la completa ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese.

La Campagna referendaria non si ferma: in Puglia adesso l’asticella si alza a 100mila firme. L’elenco completo dei banchetti è sempre disponibile, aggiornato, sul sito www.acquabenecomune.org

“L’ACQUA NON SI VENDE” - L’iniziativa, promossa dal Forum italiano Movimenti per l’Acqua, ha l’obiettivo di liberare l'acqua dalla privatizzazione e dalla mercificazione e ribadire definitivamente il suo status di bene comune e diritto umano universale.

I tre quesiti, riguardano l’abrogazione dell’art. 23/bis della legge 133/2008 e di due articoli del cosiddetto “Codice dell’ambiente”, il 152/2006. Messi a punto da giuristi come Stefano Rodotà, Gianni Ferrara e Alberto Lucarelli, se approvati renderanno possibile il ricorso ad aziende speciali o enti di diritto pubblico che gestiscano l’acqua come servizio di interesse generale, senza profitti.

Primo Quesito: fermare la privatizzazione dell’acqua. Si chiede di abrogare l’art. 23 bis della legge 133/2008. L’ultima normativa in materia approvata dal Governo Berlusconi, che ha segnato un’accelerazione del processo di privatizzazione. Stabilisce come modalità ordinaria di gestione l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o affidamento a società miste con socio privato almeno al 40%.

Secondo Quesito: aprire la strada alla ripubblicizzazione. Si chiede di abrogare l’art. 150 del decreto 152/2006 che stabilisce come uniche modalità di affidamento del servizio idrico la gara o la Gestione attraverso SpA a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico.

Terzo Quesito: eliminare i profitti dal bene comune acqua. Si chiede di abrogare l’art. 154 del decreto 152/2006 che dispone che le tariffe del servizio siano determinate tenendo conto della “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.

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