Domenica 25 aprile 2010 a 65 anni dalla Liberazione dell'Italia dalla dittatura, parte la Campagna Referendaria “L’acqua non si vende”, promossa dal Forum italiano Movimenti per l’Acqua, per liberare l'acqua dalla privatizzazione e dalla mercificazione e ribadire definitivamente il suo status di bene comune e diritto umano universale. In tutta Italia saranno organizzate iniziative per avviare la raccolta firme e raggiungere al più presto l’obiettivo costituzionale delle 500mila sottoscrizioni.
La Puglia risponde con entusiasmo all’appello del Forum italiano Movimenti per l’Acqua e domenica fa partire un’allegra e pacifica mobilitazione coordinata dal Comitato pugliese “Acqua bene comune”: oltre 90 tra associazioni e comitati di cittadinanza attiva, con il sostegno di sindacati, parrocchie, partiti ed enti locali, sono pronti ad invadere il territorio per un’opera capillare di informazione e sensibilizzazione.
Nel corso della conferenza stampa di presentazione che si svolgerà sabato mattina 24 aprile a Bari sarà reso noto il calendario delle iniziative di raccolta firme di tutta la Regione Puglia. A Bari già sicuri quattro banchetti: in Piazza Ferrarese, Piazza Umberto (dalle 10 alle 14), Parco 2 Giugno (dalle 9 alle 14) e l'Ex Socrate in via Fanelli (dalle 12 alle18). A Putignano sarà allestito un banchetto presso Piazza XX Settembre dalle ore 10:00.
ANPI - Tra le adesioni spicca quella dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani), registrata nei giorni scorsi. L’Associazione dei Partigiani ha garantito il pieno supporto in tutta Italia in occasione delle celebrazioni del 25 aprile perché, come recita il comunicato inviato dalla Segreteria nazionale “l’acqua non può diventare fonte di profitti. E’ un bene comune e come tale deve essere salvaguardato con forza”. Un sostegno dalla forte valenza simbolica da parte di chi ha contribuito nello stesso giorno ad edificare la democrazia che il referendum vuole difendere. A Bari un esponente dell'associazione sarà presente alla conferenza stampa di sabato 24.
AQP - Altrettanto importante la notizia della costituzione di un Comitato referendario dei lavoratori dell'Acquedotto pugliese per l'Acqua Bene Comune. Un gruppo di lavoratori del più grande acquedotto europeo si è riunito spontaneamente con l’intento di coinvolgere i colleghi nella raccolta firme, sulla base della convinzione che conservare al pubblico la gestione della rete idrica sia operazione indispensabile per garantire l’alto valore umano e democratico dell’oggetto del loro lavoro, il bene acqua.
I TRE QUESITI - Già depositati in Cassazione a Roma, i quesiti riguardano l’abrogazione dell’art. 23/bis della legge 133/2008 e di due articoli del cosiddetto “Codice dell’ambiente”, il 152/2006. Messi a punto da giuristi come Stefano Rodotà, Gianni Ferrara e Alberto Lucarelli, se approvati renderanno possibile il ricorso ad aziende speciali o enti di diritto pubblico che gestiscano l’acqua come servizio di interesse generale, senza profitti.
Primo Quesito: fermare la privatizzazione dell’acqua. Si chiede di abrogare l’art. 23 bis della legge 133/2008. L’ultima normativa in materia approvata dal Governo Berlusconi, che ha segnato un’accelerazione del processo di privatizzazione. Stabilisce come modalità ordinaria di gestione l’affidamento a soggetti privati attraverso gara o affidamento a società miste con socio privato almeno al 40%.
Secondo Quesito: aprire la strada alla ripubblicizzazione. Si chiede di abrogare l’art. 150 del decreto 152/2006 che stabilisce come uniche modalità di affidamento del servizio idrico la gara o la Gestione attraverso SpA a capitale misto pubblico privato o a capitale interamente pubblico.
Terzo Quesito: eliminare i profitti dal bene comune acqua. Si chiede di abrogare l’art. 154 del decreto 152/2006 che dispone che le tariffe del servizio siano determinate tenendo conto della “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.
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Commenti
esiste solo per i referenda abrogativi, perchè non c'è per le elezioni?
se andiamo a votare solo io e te vuol dire che agli altri non è interessava. se uno ritiene sbagliato un quesito, non lo approva. far fallire un referendum partendo dal 25-30% di astensione fisiologica non lo trovo molto democratico. Se il popoli è chiamato a votare, che si esprimi altrimenti si attenga alla maggioranza di chi a votare va.
una mia opinione.
Gino, non ho capito il tuo post! Credo che l'abolizione del quorum possa essere utile ad aumentare la partecipazione della gente alla vita pubblica; se uno poi si disinteressa è una sua scelta che però non dovrebbe incidere sugli altri.
ma perchè il referendum non lo chiedono le regioni? si velocizzerebbe tutto l'iter
e una bella legge costituzionale per togliere il quorum?
scusate ma ho veramente la disillusione a 1000... vince sempre lui e i suoi caporali; la gente non riesce a capire...
E' importante.